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Analisi storica e situazione attuale della presenza del lupo (canis lupus) in Val Susa (provincia di Torino)

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però a repentaglio la sopravvivenza dell’impresa zootecnica, perché le poche aziende rimaste in montagna gestiscono oggi greggi di diverse centinaia di capi, e perché le morti causate dal lupo sono modeste, sia in numero assoluto, sia in relazione con altre perdite più consistenti che gli allevatori subiscono ogni anno a causa di eventi naturali (fulmini, diroccamenti, smarrimenti, incidenti), e soprattutto a causa delle epizoozie e delle conseguenti campagne di abbattimento operate dalle Aziende Sanitarie Locali. Infatti analizzando i dati disponibili per l’intera Provincia di Torino, si evince che l’Alta Val Susa ha subìto nel periodo 2000-2003 la perdita di circa 470 capi ad opera di canidi, dei quali è responsabile certo il lupo per poco più della metà (Dalmasso, 2004a). Nello stesso periodo il Servizio Veterinario dell’ASL 5 ha certificato la morte per altre cause di 1036 capi. Nel 2003 in Alta Val Susa sono stati accertati 53 attacchi di canidi al bestiame domestico, con 111 vittime in totale (Dalmasso, 2004a), a fronte di una monticazione complessiva di 12.375 ovicaprini (Gros e Dotta, 2005): un danno pari allo 0,89% del patrimonio zootecnico. Nel 2004 il Servizio Tutela Flora e Fauna della Provincia di Torino ha certificato in Alta Val Susa l’uccisione da parte di canidi di 62 ovicaprini e 2 vitelli, oltre a 13 animali feriti, a carico di 13 aziende che hanno ottenuto 6.346 euro di rimborsi complessivi. Il bestiame monticante nel 2004 era di 10.534 ovicaprini e di 6.989 bovini (Gros e Dotta, 2005): dunque i canidi hanno causato un danno pari allo 0,52% degli ovicaprini e allo 0,029% dei bovini. Una valutazione analoga si ritrova in Toscana e in centro Italia (Ciucci e Boitani, 1998). Nonostante gli allevatori guardino al lupo come al nemico di sempre, alcune loro testimonianze (Galvagno, 2005), di veterinari, agenti forestali e funzionari ASL, indicano che il lupo non è considerato un problema prioritario, ma uno dei tanti. E’ però forte il rischio che il lupo funga da catalizzatore, raccogliendo tutti i malumori di una categoria in forte disagio, come se costituisse una specie-ombrello in senso sociale negativo. Nei decenni di assenza del lupo, e nelle contemporanee trasformazioni del mondo pastorale, sono stati abbandonati i tradizionali sistemi di difesa costituiti da una stretta sorveglianza e dal ricovero in stalla o in recinto, mentre altri deterrenti come i cani da guardiania non sono mai stati utilizzati in queste zone. Inoltre e soprattutto è cresciuto il numero di pecore in ogni gregge, senza un proporzionale aumento del numero degli addetti. L’inizio delle predazioni ha costretto gli allevatori ad uno sforzo per riadeguarsi, aiutati in questo da specifici contributi regionali e provinciali, e da progetti di assistenza volti ad introdurre - come in centro Italia - l’uso di cani specializzati nella guardiania, realizzati ad esempio dal WWF (Operazione San Francesco, Progetto Life) e dal Parco Naturale Orsiera Rocciavré (Dalmasso, 2004b). Questi cani, completamente diversi per comportamento da quelli da conduzione, richiedono un investimento cospicuo in termini di tempo e addestramento, non sono pronti
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Informazioni tesi

  Autore: Luca Giunti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Naturali
  Relatore: Guido Badino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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