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Azzeramento e neoconcretismo: Francesco Lo Savio

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7 la tensione utopica. In Italia la ripresa del concretismo storico 6 risale innanzitutto alla fondazione del MAC (Movimento Arte Concreta), avvenuta nel 1948 a Milano (l’anno prima nel capoluogo lombardo si era svolta la fondamentale Rassegna d’Arte Concreta), per opera di Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari, Gianni Monnet, con un obbiettivo analogo a quello del già citato gruppo Forma 1, e cioè far fronte comune contro le varie correnti surrealiste, postcubiste, neorealiste (quest’ultime in particolare godevano di un forte appoggio politico anche a sinistra: le direttive di Togliatti in tal senso erano piuttosto esplicite), in nome di un internazionalismo estetico in grado di ampliare i ristretti confini regionalisti del dibattito artistico nazionale. Seguendo gli scritti di Dorfles, il teorico del gruppo, l’arte concreta doveva fondarsi sulla ricerca di forme pure, primordiali, estranee a qualsiasi riferimento naturalistico 7 . Aderirono al MAC personalità come Mauro Reggiani, Mario Nigro, Luigi Veronesi, Lucio Fontana, Di Salvatore, Galliano Mazzon e poi ancora i romani Accardi, Dorazio, Perilli,…Il movimento si sciolse nel 1958. La mostra del 1947 era stata organizzata da Max Bill, pittore, architetto, designer, scultore, saggista svizzero, allievo dal 1929 al 1932 della Bauhaus, principale divulgatore e sostenitore a livello internazionale delle ricerche strutturaliste astratto concrete. L’artista elvetico tra le altre cose aveva pubblicato una rivista “Abstrakt / Konkret” e soprattutto fondato la Hoschschule fur Gestaltung di Ulm, scuola che nell’intenzioni programmatiche si basava sui principi della Bauhaus. La sua azione 6 Com’è noto il termine arte concreta rinvia alla definizione di van Doesburg che, nell’articolo introduttivo del primo numero di Art Concret, uscito nell’aprile del 1930, scriveva: “pittura concreta e non astratta, perché non c’è nulla di più concreto, di più reale, di una linea, di un colore, di un piano […] Una donna, un albero, una mucca sono concreti allo stato naturale, ma sulla tela, sono astratti, illusori, vaghi,speculativi, laddove un piano è un piano, una linea è una linea; niente di meno, niente di più.” Van Doesburg voleva evidentemente sgombrare il campo da ogni ambiguità, piantando dei paletti ben precisi attorno ad un’arte che doveva essere dunque oggettiva, razionale, staccata da ogni riferimento con la realtà del mondo esterno, e in questo senso totalmente autonoma e autosufficiente; l’opera era il risultato di un sistema chiuso in se stesso, dominato da precise regole matematiche, e basato su una sintassi logica di natura combinatoria (o almeno queste erano le intenzioni). 7 Dorfles in particolare, richiamandosi alla definizione di van Doesburg del 1930, intendeva circoscrivere in maniera più netta e meno evanescente gli ambiti specifici della pittura astratto-concreta, soprattutto dopo che Lionello Venturi aveva parlato di astratto concretismo in riferimento alla pittura del Gruppo degli otto (Afro, Birilli, Corpora, Borlotti, Moreni, Santomaso, Turcato, Vedova). 2. Max Bill: Raggi sfumati dal rosso al blu (1957-58).
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Azzeramento e neoconcretismo: Francesco Lo Savio

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Girotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Nico Stringa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

arte astratta
arte cinetico visuale
arte contemporanea
arte e percezione visiva
astrattismo geometrico
azzeramento
concretismo
francesco lo savio
minimalismo
neo avanguardia
storia dell'arte
strutturalismo

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