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Azzeramento e neoconcretismo: Francesco Lo Savio

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9 cinetiche di Naum Gabo del 1921, nel modulatore di spazio e di luce di Moholy-Nagy del 1930, nei mobiles di Calder del 1932, nelle macchine inutili di Munari del 1933, e poi ancora nelle opere di Pevsner, Vantongerloo, Man Ray. L’espressione cinetica individua i termini generali di un’arte basata sul movimento, movimento che può essere: a) reale, l’opera si muove veramente ; b) virtuale, il movimento viene cioè determinato dallo spettatore attraverso un suo spostamento fisico oppure reso tramite fenomeni ottici. A sua volta l’esperienza cinetica reale, può essere imprevedibile – poiché indotta da agenti esterni non controllabili, come il vento –, o prevedibile, poiché, anche meccanicamente, programmabile: le variazioni dell’immagini avvengono dunque all’interno di un sistema prestabilito (e i sottolivelli classificatori potrebbero continuare ancora, visto che l’arte programmata si avvale “dì una singolare dialettica tra caso e programma, tra matematica e azzardo, tra concezione pianificata e libera accettazione di quel che avverrà…”) 9 . L’esperienza cinetica virtuale (op-art) utilizza invece i dati forniti dalla Gestalttheorie, in particolare le ricerche riguardanti le immagini ambigue, i pattern visuali passibili di una doppia lettura ottenuti attraverso effetti luminosi e diversi gradienti di trama, per creare dei modelli bidimensionali, assolutamente integrati al piano; notevole l’esempio dell’artista ungherese Victor Vasarely, il massimo rappresentante, nonché iniziatore e teorico, dell’optical art. La sua ricerca, fondata sul principio dell’unità plastica di forma e colore, s’avvale della dialettica dei rapporti tra figura e sfondo, positivo e negativo, e della legge ottica dei contrasti simultanei, per articolare trame strutturali sempre diverse e cangianti. Simile attività costitutiva, in cui ogni cosa è in rapporto con il tutto, sviluppa allora una struttura in ordine temporale, in quanto procede per correlazioni, e di 9 Può essere utile riportare le definizioni presenti nel catalogo della storica mostra di Arte programmata: “arte cinetica. Forma d’arte plastica nella quale il movimento delle forme, dei colori, dei piani, è il mezzo per ottenere un insieme mutevole. Lo scopo dell’arte cinetica non è quindi quello di ottenere una composizione fissa e definitiva. Opera aperta. Forma costituita da una “costellazione” di elementi in modo che l’osservatore possa individuarvi, con una “scelta” interpretativa, vari collegamenti possibili, e quindi varie possibilità di configurazioni diverse; al limite, intervenendo di fatto per modificare la posizione reciproca degli elementi. Opere moltiplicate. Opere progettate dall’autore per essere prodotte in varie copie, usufruendo delle tecniche industriali. Non quindi riproduzione approssimativa di un “pezzo unico” originale, come normalmente avviene nelle stampe d’arte. Arte programmata. L’arte può essere programmata: da una programmazione esatta nasce una moltitudine di forme simili.” UMBERTO ECO, Arte programmata, arte cinetica, opere moltiplicate, opere aperte. Testo tratto dal catalogo della mostra organizzata da Bruno Munari e allestita nel negozio Olivetti a Milano. Maggio 1962.
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Azzeramento e neoconcretismo: Francesco Lo Savio

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Girotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Nico Stringa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

arte astratta
arte cinetico visuale
arte contemporanea
arte e percezione visiva
astrattismo geometrico
azzeramento
concretismo
francesco lo savio
minimalismo
neo avanguardia
storia dell'arte
strutturalismo

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