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Danze, muse e donne nella Spagna moderna

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Danze, Donne e Muse nella Spagna Moderna Alessandra Congedo 7 La prima testimonianza di una tradizione musicale spagnola è il canto cristiano liturgico impropriamente detto mozarabico (secc. V - XI). In seguito, si sviluppò una polifonia spagnola (secc. X – XII), con le composizioni del Codex Calixtinus e, in ambito monodico, la fioritura delle cantigas, una delle tradizioni più rilavanti del sec. XIII. Dopo le testimonianze polifoniche trasmesse dal Códice de Las Huelgas, non si conoscono composizioni spagnole nella prima metà del sec. XV. Nella seconda metà si pongono le premesse per la fioritura della musica rinascimentale, con pagine sacre, villancicos e romances dovuta a Juan del Encina e a numerosi compositori del celebre Cancionero de Palacio. Grande rilievo assume anche la musica per organo e la fioritura di opere per vihuela4 che avrebbero largamente influito sui compositori dei XIX secolo. Essa decadde nel sec. XVII e si affermò la chitarra con il compositore Gaspar Sanz; nacque, inoltre, la zarzuela; rimase esclusa l’opera italiana che fu introdotta nel sec. XVIII per iniziativa della corte borbonica, pur incontrando resistenze. In ambiente popolare fu preferita la tonadilla, semplice, di carattere satirico. La figura emergente in questo secolo, che, come il precedente, è considerato di decadenza per la musica spagnola è quella di Antonio Soler. Si deve ricordare l’influenza di due musicisti italiani vissuti a lungo in Spagna: Domenico Scarlatti (prima metà del 700) e Luigi Boccherini (seconda metà). Felipe Pedrell, come compositore, didatta e studioso, in particolare del Rinascimento e della musica popolare spagnola, ebbe una significativa influenza sulla musica di Isaac Albéniz, Enrique Granados, Manuel de Falla e Joaquin Turina. Notevole rilievo ha avuto nella vita musicale spagnola e nella stessa musica colta europea, dal sec. XIX, la tradizione popolare, soprattutto quella andalusa del cante hondo e del flamenco. La produzione musicale spagnola non si caratterizza in modo del tutto originale nell’ambito della musica europea fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando cominciano a fiorire le scuole nazionali dell’Europa orientale. Ciò non significa che la musica spagnola dei secoli precedenti offra scarso interesse, come dimostrano, ad esempio, le Cantigas de Sancta Maria di Alfonso X il Savio, re di Castiglia della seconda metà del secolo XIII, uno dei più affascinanti documenti della monodia medievale. Altri nomi interessanti sono Juan del Encina, polifonista di primo piano del teatro spagnolo tra il Quattrocento e il Cinquecento e Luis de Victoria, ben degno di figurare accanto a Palestrina e a Lasso. 4 Con questo termine si indica un numero abbastanza vasto di strumenti a corda che, se sono abbastanza vicini come forma (tutti derivati dalla viella, a fondo piatto, da cui discende la famiglia delle viole), risultano assai diversi per la tecnica di esecuzione richiesta: sono infatti a pizzico, a plettro,ad arco. Quello più diffuso nel XVI sec. in Spagna era una contaminazione tra la vihuela a plettro,la chitarra e il liuto: uno strumento simile alla chitarra, a corde pizzicate con le dita, fondo piatto, manico corto e rovesciato all’indietro, sei corde di cui cinque doppie.
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Danze, muse e donne nella Spagna moderna

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Congedo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Conservatorio di musica
  Facoltà: Discipline musicali, indirizzo interpretativo-compositivo
  Corso: Pianoforte cameristico
  Relatore: Giovanni Pellegrini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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