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Formazione e Progetto di vita. Alcuni studi e riflessioni collegati al territorio cesenate

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9 La complessità è, dunque, in una condizione intermedia tra ordine e disordine; e il nostro pensiero tenta di mettere ordine, di fare chiarezza nella realtà, cerca di respingere il disordine, di allontanare l'incerto, per selezionare gli elementi di ordine e di certezza e liberarsi dell'ambiguità. A questo proposito, per comprendere il problema della complessità, bisogna considerare ciò che Morin chiama il paradigma della semplificazione. Tale paradigma, proprio della conoscenza scientifica tradizionale, mette ordine nell'universo contro il disordine esistente: tutto viene smontato e ricondotto alla semplicità; ma di fronte al volto della nostra attuale società, occorre abbandonare questo atteggiamento di dominio e di controllo sulla realtà, per porsi in un rapporto di negoziazione con il reale. Uno degli assiomi della complessità è, infatti, l'impossibilità della conoscenza completa, ossia dell'onniscienza. Se la conoscenza semplificante, tipica del paradigma tradizionale, ignorava il problema dei limiti perchØ pensava di riflettere la natura stessa delle cose, la conoscenza complessa ha bisogno di conoscere continuamente, perchØ riconosce dentro di sØ la presenza dell'incertezza e dell'ignoranza. Essa deve sapere che ogni punto di vista ha in sØ il punto cieco 5 , e che ogni cultura si “acceca” per il suo etnocentrismo e per la credenza nel valore universale dei suoi mezzi di conoscenza. L'uomo di oggi ha bisogno di un pensiero che sappia riconoscere l'errore, la fragilità della verità, la multidimensionalità del reale, l'estrema complessità delle cose umane. Occorre, pertanto, abbandonare il pensiero tradizionale, basato su categorie di astrazione universale, che trascurano il singolare ed il locale, e abituarsi a connettere caos e disordine. Così, si passa dal paradigma della semplificazione al paradigma della complessità, per cui si procederà ad una messa in crisi dei concetti chiusi e chiari: non è piø possibile delimitare i confini della scienza ed operare demarcazioni nette tra soggetto e oggetto, tra organismo e ambiente. Da questa analisi discende, secondo Morin, un primo principio di complessità, definibile come ologrammatico, per il quale ogni tipo di organizzazione complessa (biologica, fisica, sociale, politica, economica...) contiene in ogni sua parte le informazioni dell'insieme al quale appartiene. Dal principio ologrammatico discende poi quello dell'organizzazione ricorsiva, secondo cui esiste un rapporto di con-causalità tra produttore/prodotto, 5 E. Morin (1989), Per uscire dal XX secolo, Bergamo, Lubrina, p.269.
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Formazione e Progetto di vita. Alcuni studi e riflessioni collegati al territorio cesenate

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Cola
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Angelo Errani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

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disabilità
formazione
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