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I distretti industriali: un confronto tra l'esperienza italiana e quella francese

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6produzione flessibile invitano, infatti, i grandi a non riassorbire i piccoli; i piccoli, dal canto loro, godono della presenza dell’impresa leader e riescono ad avere una produzione industrialmente organizzata che finisce per renderle indipendenti dalle esigenze della stessa grande impresa. In questo caso, la taglia dell’impresa diventa un dato non rilevante per comprendere l’equilibrio locale: le imprese si comportano così come se fossero tutte uguali. Le due scuole hanno altri luoghi di scontro oltre al problema della concorrenza, or ora descritto come rapporto tra struttura industriale e struttura di mercato: in particolare, le ripercussioni tecnologiche dell’agglomerazione, le esternalità, le caratteristiche sociali e culturali delle comunità locali 3 . Tuttavia è il dibattito suscitato dal processo di agglomerazione che ci permette di terminare l’abbozzo del quadro teorico internazionale in cui inserire la presente tesi. Krugman (1993) dice a chiare lettere che l’agglomerazione locale, che spinge verso la specializzazione industriale, è un’arma a doppio taglio: se l’economia locale è molto orientata allo scambio, l’agglomerazione pone le basi di una crescita sostenuta e durevole; tuttavia, qualora la domanda che sostiene tale produzione si orientasse verso altre economie locali concorrenti, solo un sistema fiscale federale e meccanismi di stabilizzazione automatica potrebbero evitare la recessione. Nessuna possibilità che il mercato possa rioganizzarsi da sé, senza ripercussioni sulla crescita nel lungo periodo. La nuova geografia industriale a tale dilemma della crescita risponde, invece, portando esempi di sistemi economici locali che, grazie alla particolare flessibilità dei fattori produttivi impiegati (tutti: lavoro, capitale, tecnologia), hanno un’elevata capacità di adattamento alle trasformazioni economiche indotte da variazioni della domanda. Le politiche pubbliche, in tale occasione, devono solo riconoscere tali sistemi ed accompagnare le loro ristrutturazioni con legislazioni snelle: preservando la rapidità di trasmissione degli impulsi esterni all’economia locale, nessuna politica di spesa pubblica è necessaria. In questo caso, tuttavia, all’assenza di forma propria dei geografi si aggiunge anche una particolare eterogeneità degli esempi portati. Il problema che fin qui ha
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I distretti industriali: un confronto tra l'esperienza italiana e quella francese

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Informazioni tesi

  Autore: Rocco Ponzano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giovanni Battista Pittaluga
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

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Parole chiave

civicness
distretti industriali
industrial atmosphere
systèmes productifs locaux
economia politica
giacomo beccattini
alfred marshall
cluster di imprese

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