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I percorsi del museo. Orientamenti della museografia demologica in Italia

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4 valorizzazione delle tradizioni locali, che, in apparente contraddizione con le mire accentratrici di Roma, in realtà ben si conciliava con le logiche nazionaliste del regime, approdando ad una fedeltà nazionale delle masse, che si identificavano nell’appartenenza alla propria regione, condividendo i contenuti storici ed estetici delineati dagli studiosi: ciò, insieme ad un mancato approccio critico delle culture locali, neutralizzava agli occhi del regime lo spauracchio dell’appartenenza di classe. L’idea unificatrice e anticlassista del popolo italiano produttivo, dedito al lavoro, divenne tematica trainante delle mostre etnografiche regionali che si susseguirono dal 1936 in avanti, sull’onda entusiastica e mistificatoria dell’impresa colonizzatrice etiopica. Tuttavia gli aspetti del lavoro che vennero trattati erano quelli legati alla celebrazione delle feste contadine dei cicli agrari, agli eventi straordinari, all’arte popolare, tacendo volontariamente sulle tematiche imbarazzanti della realtà misera e difficile della vita lavorativa contadina. Lo stile museografico di tali mostre, che venivano inaugurate a catena, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, si caratterizzava per la predilezione delle ricostruzioni degli ambienti e dei costumi del dì di festa, e tralasciava gli spaccati della vita quotidiana. 6 Anche la scelta degli oggetti da esporre era mirata ed evitava accuratamente di prendere in considerazione gli attrezzi del lavoro contadino, soffermandosi piuttosto sui manufatti dell’arte popolare, più innocui rispetto al potere evocativo che potevano esercitare gli strumenti della fatica quotidiana. Dietro queste scelte museografiche, sia nella raccolta che nell’esposizione degli oggetti, si nota comunque la perfetta consapevolezza e l’intenzionalità, da parte della direzione scientifica, di rivolgersi alle forme di espressione dell’arte popolare, piuttosto che ad altri aspetti del panorama folklorico: il CNIAP nel suo Statuto sottolineava la necessità di tutelare, difendere e incrementare lo studio dell’arte popolare, «distinta dalle altre manifestazioni del folklore». 7 D’altra parte era già da qualche anno matura tra gli studiosi di folklore la posizione che voleva che gli oggetti del mondo popolare ricevessero il medesimo trattamento degli oggetti dell’arte colta; nel 1933 C. Arù affermava, in un saggio apparso su «Lares»: 6 Idem , p. 34. 7 L. Mariotti, Antropologia museale. I luoghi del dibattito, della formazione, del mestiere, in «La Ricerca Folklorica» n. 39, Brescia, Grafo, 1999, p. 105.
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I percorsi del museo. Orientamenti della museografia demologica in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Iuliano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Lello Mazzacane
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

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