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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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III Talvolta i curatori, forti dell’autorizzazione del giudice delegato e della loro qualifica di pubblico ufficiale e quindi della natura pubblicistica delle funzioni affidategli, hanno abusato di tale “posizione di supremazia”, tanto da essere accusati di assumere comportamenti da “sceriffi”, scarsamente riguardosi dei legittimi diritti dei terzi nella procedura fallimentare e soprattutto di considerare le banche come “soggetti forti” nel rapporto con i clienti falliti. Si comprende, dunque, la riluttanza delle banche ad adempiere spontaneamente all’obbligo di consegna della documentazione al curatore che ne faccia richiesta. La considerazione degli istituti di credito, quali soggetti forti nell’ambito del ceto creditorio, ha portato gli stessi giudici che si sono occupati di problematiche connesse alle procedure concorsuali, ad adottare decisioni a volte severe nei confronti degli stessi. In particolare, gli orientamenti più rigorosi nei confronti delle banche sono stati determinati da una condotta non molto rispettosa nei confronti dei loro clienti, in quanto hanno preferito spesso concedere credito utilizzando il meccanismo dello scoperto di conto anziché stipulare regolari contratti, come l’apertura di credito o l’anticipazione bancaria nel rispetto degli adempimenti previsti dalle norme di vigilanza. Tale modalità operativa lascia ampia libertà d’azione alle banche le quali possono, in tal modo, aumentare o diminuire a propria discrezione il fido concesso, fino a chiedere l’immediato rientro senza dover concedere termini di preavviso o di restituzione. In quest’ottica, la revocatoria in sede fallimentare delle operazioni bancarie e in particolare delle rimesse in conto corrente, oltre ad assolvere la finalità di tutela della “par condicio” fra i creditori entrati in rapporti con l’imprenditore insolvente prima della dichiarazione di fallimento, costituisce un deterrente idoneo a indurre le banche al rispetto delle regole formali nell’erogazione del credito. In sostanza, attraverso lo strumento della revocatoria si vuole improntare ad un criterio di maggiore efficienza e produttività il ruolo delle banche nella crisi delle imprese, il che significa costringere le stesse a concedere finanziamenti solo ad imprese che non versano in una situazione irreversibile di insolvenza ma che possono recuperare efficienza e produttività. E’ necessario, quindi, che le banche, nel tentativo di recuperare direttamente il proprio credito, non favoriscano la prosecuzione dell’attività di organismi già condannati ancora prima della formale dichiarazione dello stato di insolvenza e ne chiedano tempestivamente il fallimento. La “concessione abusiva di credito” a favore di imprese oramai insolventi che difficilmente potranno restituirlo, costituisce un danno per tutta l’economia in quanto, consentendo alle imprese di effettuare nuovi investimenti e quindi aggravando lo stato di dissesto, finisce per pregiudicare tutti gli altri creditori, sia quelli anteriori alla concessione del fido che hanno avvertito in ritardo lo stato di decozione dell’impresa e non sono stati in condizione di limitare la loro esposizione (anzi spesso sono stati costretti a fare credito per evitare la loro sostituzione da parte dell’imprenditore con altri fornitori), sia quelli successivi per essere stati a loro volta costretti a fare credito facendo affidamento sulla apparente solvibilità determinata dal finanziamento bancario. In sostanza, assoggettando a revocatoria i pagamenti effettuati a favore delle banche nel periodo sospetto, si vuole perseguire un duplice obiettivo: da un lato, evitare che la banca, di fronte ad un cliente in stato di insolvenza, si avvantaggi rispetto agli altri creditori utilizzando l’elasticità del rapporto di conto corrente, dall’altro, che agisca in senso contrario ossia interrompa bruscamente l’erogazione del credito determinando l’eliminazione dal mercato dell’impresa insolvente.
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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Fodde
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gabriele Racugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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Parole chiave

banche
curatore fallimentare
fallimento
rimesse bancarie

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