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Il fenomeno dell'autolesionismo nella Sindrome di Lesch-Nyhan

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7 procurarsi volontariamente e in modo diretto un danno fisico, senza, però, avere intenzione di uccidersi. In questa definizione vi sono tre elementi di particolare importanza: 1. Con autolesionismo si fa riferimento ad un comportamento socialmente inaccettabile, cioè che non viene ammesso all’interno di una determinata società o cultura. 2. In più, si tratta di una lesione fisica procurata volontariamente ed in modo diretto. Ciò significa che l’azione ha il preciso scopo di causare una lesione fisica. Essa può attuarsi procurandosi dei tagli o bruciandosi con delle sigarette. Perché si possa parlare di condotta autolesiva, le azioni distruttive devono avere carattere deliberato e consapevole, indipendentemente dagli esiti della lesione. L’autolesionismo, cioè, dovrebbe essere analizzato sulla base dei motivi, e non tanto dei risultati del gesto. 3. Infine, il comportamento autolesivo non ha come scopo il suicidio. L’autolesionismo deve essere distinto dal tentativo di suicidio (comportamento suicida), anche se spesso è difficile porre un netto confine tra questi due modi di agire. La ferita autoinflitta è funzionale al mantenimento, attraverso l’intensa stimolazione fisica, di un contatto con la vita, che viene dunque rievocata e ricercata dall’autolesionista. Come meglio specificato da Levenkron nel 1998, l’autolesionista si serve del dolore fisico per gestire la sofferenza emotiva, ma non intende distruggere l’integrità del corpo. Possiamo qui introdurre anche un quarto elemento estremamente importante sottolineato da McLane 3 nel 1996: la violenza dell’autolesionista non è mai eterodiretta. Per questo genere di atti si sceglie quindi il termine autolesionismo invece di Automutilazione, che comporta un’invasività maggiore. 3 McLane J., The voice on the skin: self-mutilation and Meralu-Ponty's theory of language, Hypatia 11(4): 107-121, 1996.
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Il fenomeno dell'autolesionismo nella Sindrome di Lesch-Nyhan

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Mossa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Valentina Gatta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

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