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Il nuovo riparto delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni e l'interesse nazionale

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13 avevano la possibilità d’intervento, un regionalismo, cioè, di tipo “duale”, che si stemperava, dall’ altra, attraverso l’utilizzo dell’ interesse nazionale e del principio di leale collaborazione verso un regionalismo di tipo “cooperativo” 17 . Tuttavia il modello regionale cooperativo verso cui l’ Italia si stava muovendo, poteva funzionare se la collaborazione fosse avvenuta fra enti che fossero considerati e trattati come enti di pari dignità; tale parità nel disegno costituzionale originario però non vi era, in quanto la scelta, operata dai Costituenti, inerenti i ruoli che dovevano assumere gli enti territoriali, era stata condizionata dall’ esigenza di garantire l’ unità nazionale da poco conquistata. La posizione primaria che assunse il legislatore nazionale rispetto a quelli regionali, consentì a questo di effettuare scelte politiche di stampo difensiviste 18 piuttosto che garantiste, nel senso cioè di scelte che muovevano spesso considerando gli enti territoriali più come un limite ai poteri del Parlamento che come elementi necessari della Repubblica. La prova più evidente della mancata equiparazione fra lo Stato e le Regioni si trovava nello stesso dato testuale della Costituzione e nelle norme da esso discendenti. Infatti rilevava in primo luogo la terminologia usata dal Costituente che, nell’ attribuire la competenza legislativa concorrente alle Regioni, conferiva il potere di emanare norme legislative senza un riferimento esplicito ad una vera e propria potestà, quasi a dimostrare che la potestà legislativa fosse attribuibile solo allo Stato. 17 “ Il regionalismo garantista, dunque, non poteva funzionare appieno in Italia. Ma anche il regionalismo cooperativo sembrava destinato non a sorte migliore.” LUCIANI M., Un regionalismo senza modello, in le Regioni n. 5, 1994, pag. 1322. 18 “Questo (abbozzo di) modello (il regionalismo garantista) –l’ autore si riferisce al modello delineato dai Costituenti- era del resto perfettamente coerente con quel tanto d’ intenzioni di fondo che un po’ tutti i costituenti avevano in comune, quando, dopo l’ esperienza autoritaria del fascismo, miravano anche sul piano del rapporto Stato ed autonomie territoriali ad arginare i possibili eccessi di potere. Come ha scritto lucidamente Crisafulli:-alla Costituente, dominante e determinante risultò la concezione liberal-garantista delle autonomie regionali: le Regioni come limite al potere (dello Stato), e pertanto garanzia di libertà contro ogni avventura autoritaria (omissis).- Questa concezione “difensivista” del regionalismo era conseguentemente in armonia anche con l’ impianto generale della forma di governo, nella quale si erano privilegiati il controllo e la limitazione del potere, piuttosto che l’ efficacia del suo giudizio”.LUCIANI M., Un regionalismo senza modello, in le Regioni n. 5, 1994, pag. 1317-18.
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Informazioni tesi

  Autore: Pierluigi Tomassetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Federico Sorrentino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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Parole chiave

concorrente
corte costituzionale
interesse nazionale
leale collaborazione
potere sostitutivo
procedimentalizzazione
stato, regioni
sussidiarietà
titolo v
trasversali

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