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Il principio di non contestazione: genesi, disciplina e potenzialità semplificatorie nell'ottica del nuovo art. 115 c.p.c.

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Introduzione 10 Infatti, specularmente a quanto disposto dall’art. 2907 c.c. con riguardo all’insorgere della tutela giurisdizionale, anche l’art. 115 c.p.c. configura una regola (la disponibilità delle prove esclusivamente in capo alle parti del processo), mitigata, già nella stessa disposizione che la enuncia, da alcune eccezioni: da un lato, l’inciso iniziale salvi i casi previsti dalla legge non esclude che valutazioni di opportunità compiute caso per caso dal legislatore concedano al giudice un più ampio potere di iniziativa probatoria; dall’altro lato, il secondo comma dell’articolo consente al giudice di avvalersi delle nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza, dovendo intendersi per tali tutti quegli accadimenti storicamente e spazialmente determinati, così radicati nella coscienza collettiva da apparire indubitabili e incontestabili 7 . 7 In questi termini si esprimono costantemente i giudici di legittimità. Si veda in particolare la sentenza Cass. civ., Sez. II, 19 novembre 2007, n. 23978, la quale mette in risalto l’esigenza precipua che l’ambito del notorio, ‘comportando una deroga al principio dispositivo e al contraddittorio e dando luogo a prove non fornite dalle parti e relative a fatti dalle stesse non vagliati né controllati’, venga definito in termini rigorosi. Tale preoccupazione è condivisa da gran parte della dottrina la quale, pur nella difficoltà di elaborare una nozione esaustiva di un concetto di per sé indeterminato quale il notorio (in tal senso A. NERI, Fatti notori e informazioni pervenute da internet, nota a Trib. Mantova, 16 maggio 2006, Giur. merito 2007, 10, 2570, in www.dejure.it.), si è pur sempre sforzata in tal senso. Brevemente può dirsi che, per diffusa opinione, l’espressione nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza comprende non solo i fatti notori ma anche le regole o massime di esperienza. Riguardo ai primi vale richiamare il commento di A. GRAZIOSI a Cass. civ., Sez. Un., 14 ottobre 1998, n. 10153, (A. GRAZIOSI, Atto notorio, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà e autocertificazione davanti al giudice civile, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2000, pp. 307- 308, v. richiamo nota 8) nel quale l’A. passa in rassegna i diversi orientamenti nel tempo succedutisi in ordine all’esatta qualificazione da attribuirsi al fatto notorio, segnalando come le diverse opinioni richiamate evochino tutte l’idea di una ‘conoscenza condivisa da una certa comunità nazionale o territoriale (identificata nel tempo e nello spazio) al punto da poter essere considerata acquisita al suo comune patrimonio culturale e scientifico’, e rimarcando altresì che il fatto notorio è tale (e dunque esente dalla regola generale dell’onere della prova) proprio in virtù della sua notorietà, la quale si configura dunque come un attributo intrinseco del fatto. Quest’ultimo rilievo porta a respingere la tesi di taluna giurisprudenza di merito (Trib. Mantova, 16 maggio 2006, con commento di A. NERI, Op. citata), secondo cui le notizie apprese da internet, per il fatto stesso di essere desunte da questo particolare mezzo di informazione, non possono mai costituire fatti notori ‘in quanto privi del carattere della incontestabilità’, poiché una tale opinione confonde il concetto di notorietà (che, in quanto qualità intrinseca del fatto, prescinde dal modo in cui si forma) con quello di fonte di notorietà (internet, nel caso di specie). Per quanto concerne poi le regole o massime di esperienza è tale ogni generalizzazione tratta dall’esperienza, che abbia per oggetto fatti e che guidi il giudice nella valutazione delle prove soggette al suo libero apprezzamento e, in definitiva, nella formazione del suo convincimento (F. CARPI – M. TARUFFO, Commentario breve al codice di procedura civile, VI ed., Padova, Cedam, 2009, p. 155 e ss.); ma vi è di più: non tanto di uno strumento di ausilio di cui il giudice può scegliere se usufruire o meno si tratta, quanto di una vera e propria necessità per il giudice. A tal proposito, commentando una sentenza della Cassazione ove si legge che il giudice ha la facoltà, non l’obbligo di ricorrere alle massime di esperienza, Carnelutti osserva che una simile affermazione ‘val quanto esonerare il giudice dall’obbligo della valutazione critica delle prove. […]
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Informazioni tesi

  Autore: Rossella Casillo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea  GRAZIOSI
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

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