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Il principio di non discriminazione nel diritto tributario secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia C.E.E.

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Capitolo I 4 Oltre al Trattato C.E.E., vi è un altro documento importante che contiene un’affermazione formale del principio di non discriminazione in ambito comunitario ed è rappresentato dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 6 . L’articolo 21, primo comma, della Carta dei diritti, infatti dispone che: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione discrimina sulla base dell’elemento espressamente protetto dal Trattato, cioè quello della nazionalità delle persone fisiche o delle persone giuridiche. La discriminazione indiretta invece, si ha quando una norma nazionale prevede un trattamento discriminatorio sulla base di un criterio diverso da quello tutelato direttamente dal diritto comunitario, ma che comporta lo stesso risultato della discriminazione diretta; in particolare, la discriminazione indiretta si caratterizza per l’utilizzo, da parte dello Stato, di un criterio di distinzione che in apparenza è neutro, in quanto diverso dal criterio espresso della nazionalità. Oggi è pressoché impossibile stabilire a priori quali criteri possano essere utilizzati per eludere il divieto di discriminazione in base alla nazionalità, tuttavia, grazie all’interpretazione della Corte di giustizia europea, si possono analizzare, di volta in volta, le diverse situazioni, in maniera tale da scoprire nuove forme di discriminazione indiretta. Per quanto riguarda invece la cosiddetta discriminazione a rovescio, essa rileva l’ipotesi in cui ad essere discriminato è il cittadino dello Stato membro la cui normativa si assume discriminatoria; praticamente, nella discriminazione a rovescio, il soggetto agisce come cittadino che, risiedendo in un altro Stato membro, ricorre contro il proprio Stato di cittadinanza in qualità di non residente. C. LONGO, in Il principio comunitario di non discriminazione in materia di imposte dirette, di C. LONGO, A. MONDINI, 2002, Università di Bologna, Master universitario “A. BERLIRI”, pp. 5; 7. 6 La Carta dei diritti fondamentali si presenta come documento di riferimento costituzionale dell’Unione europea. A. MANZELLA, S. RODOTA’, P. MELOGRANI, E. PACIOTTI, Riscrivere i diritti in Europa. Introduzione alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, 2000, Bologna, Il Mulino, p. 36. Pur non avendo carattere direttamente vincolante, può essere impiegata dai giudici comunitari come una guida alle comuni tradizioni dei Paesi membri e come supporto interpretativo degli atti della Comunità. M. BARBERA, Discriminazioni ed eguaglianza nel rapporto di lavoro, 1991, Giuffrè, p. 120. Inoltre, oggi essa riveste sicuramente maggiore importanza, alla luce, come si vedrà subito dopo, della nuova Costituzione Europea. Si è sempre pensato d’altronde, che la Carta era inserita in un processo ancora aperto e che avrebbe continuato a far parlare di sé. R. BIFULCO, M. CARTABIA, A. CELOTTO, L’Europa dei diritti. Commento alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, 2001, Il Mulino, pp. 20-21; 23.
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Informazioni tesi

  Autore: Concetta Idea
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Guglielmo Franzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

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