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Internet e nuove tecnologie nel settore museale: ipotesi e strumenti per un approccio immateriale alla creazione del valore

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Internet e nuove tecnologie nel settore museale: ipotesi e strumenti per un approccio immateriale alla creazione del valore 18 1.1 Principali filoni letterari di management della cultura Le pubblicazioni di area economica dedicate specificamente al settore culturale cominciano a svilupparsi nei paesi anglosassoni dagli anni Sessanta e in Europa dagli anni Settanta (Solima 1998); è a partire da questi primi lavori pionieristici che si inizia a parlare di economia della cultura. Dalla seconda metà degli anni Novanta questi studi presentano un forte sviluppo in concomitanza con nuove e più sentite esigenze da parte dei soggetti pubblici e privati, nei confronti della gestione del patrimonio culturale (Grandinetti - Moretti 2004), derivate dallo stato di sempre maggiore scarsità delle risorse disponibili. Riguardo a questo discorso per la pubblica amministrazione e lo stato si pone il problema di una più oculata gestione degli investimenti e quindi di sistemi di valutazione che possano guidare le scelte di allocazione delle risorse in modo razionale. Per gli operatori del settore invece la diminuzione delle fonti di finanziamento ha effetti su due fronti. Su un fronte esterno cresce la necessità di sistemi di rendicontazione che permettano di dimostrare l’utilità delle risorse investite da soggetti terzi e di ampliare le fonti di finanziamento oltre i confini del pubblico. Su un fronte interno servono strumenti gestionali di matrice economica per assicurare un’amministrazione efficace dell’istituzione volta a minimizzare le perdite e ottimizzare le entrate nel rispetto della missione istituzionale (Grandinetti - Moretti 2004). Da quanto detto emergono due caratteristiche della letteratura di area economico-culturale: a) si tratta di una disciplina estremamente giovane che deve ancora sviluppare una propria autonomia; b) è fortemente eterogenea ed ibrida, in quanto unisce due discipline spesso considerate agli antipodi, con caratteristiche e modi di pensiero fortemente diversi1. Nonostante la distanza tra le impostazioni di mondo economico e umanistico, molto spesso gli studi di economia della cultura non sono riusciti a cogliere la varietà delle problematiche che management e cultura insieme ponevano, né a dare conto della complessità che l’incontro di queste due discipline metteva in campo. Nella grande maggioranza dei casi era l’elemento economico a fare la parte del leone, prendendo per buono l’assunto che fosse possibile trasferire tecniche e concetti di marketing industriale e commerciale al settore culturale (Bagdadli 1997). Questo stato di cose trova motivazioni nel fatto che sin dall’inizio, gli autori provenivano dal mondo economico, ma anche nel fatto che, effettivamente, il mondo culturale non disponeva e non dispone di strumenti adeguati alla gestione di istituzioni complesse in un mercato competitivo. In questo senso anche l’inesperienza della disciplina, ancora giovane, ha probabilmente accentuato queste tendenze. In assenza di un quadro teorico di riferimento per la gestione di musei e organizzazioni 1 “In genere, i contributi della teoria economica hanno fatto riferimento ai beni culturali come ad elementi estranei a una logica strettamente economica, per cui l’interesse dell’economista nei loro confronti deve essere giustificato sulla base della loro diversità. (…) Il rapporto tra economia e mondo dell’arte e della cultura si è dunque sviluppato, nella letteratura economica, come rapporto tra diversi, incomparabili.” (Grandinetti - Moretti 2004, p. 14)
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Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Salvaterra
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Gestione e conservazione dei beni culturali
  Relatore: Elena Bonel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

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