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Istituzione penitenziaria e organizzazione: il ruolo delle risorse umane nelle interazioni con i detenuti

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14 ufficialmente adatto ad esso. Imporre un’attività, ci dice Goffman, è dunque imporre un mondo; evitare un’imposizione è evitare un’identità. Quando un individuo contribuisce cooperativamente ad un’attività richiesta da un’organizzazione, ne diviene membro “normale” trasformandosi in ciò che “ufficialmente gli viene richiesto di essere”. Questo è quello che Goffman definisce “adattamento primario”. Esistono però una gamma di adattamenti abituali, per mezzo dei quali un membro di un’organizzazione usa mezzi e ottiene fini non autorizzati, sfuggendo, pertanto, ciò che l’organizzazione presume che dovrebbe essere. Parliamo degli “adattamenti secondari” (suddivisibili in “adattamenti disorganizzativi 24 ” e “adattamenti repressi 25 ”), che rappresentano “il modo in cui l’individuo riesce ad evitare il ruolo e il sé che l’istituzione ha presi per garantiti per lui” (Goffman, 2001: 212). Un particolare tipo di adattamenti secondari è costituito dalla “attività di rimozione”, che fornisce all’individuo qualcosa in cui perdersi, cancellando temporaneamente la percezione di ciò che gli sta attorno; esempi ne sono l’uso di droghe, l’impegno in lavori, la ginnastica, la psicoterapia. Goffman chiarisce inoltre che: “se la funzione degli adattamenti secondari è quella di innalzare una barriera fra l’individuo e l’unità sociale di cui si presume faccia parte, dovremmo supporre che alcuni adattamenti secondari non offrano un guadagno intrinseco, e funzionino semplicemente per esprimere una distanza non autorizzata - ‹il rifiuto di coloro che ti rifiutano› - che serve alla propria tutela personale” (Goffman, 2001: 331). Gli angoli fertili degli adattamenti secondari sono le zone vulnerabili delle organizzazioni formali: stanze per le provviste, le infermerie, cucine o reparti per lavoro altamente tecnico, ove gli internati studiano nascondigli, mezzi di trasporto, luoghi svincolati e territori per scambi economico-sociali. In particolare i luoghi individuati da Goffman sono di tre tipi, poiché, nelle parole dell’autore, anche la libertà ha una sua geografia: “luoghi liberi” (il boschetto dietro l’ospedale etc.), ossia il retroscena della usuale rappresentazione del rapporto staff-internato; “territori di gruppo” ove sia gli internati che lo staff evitavano l’affluenza di degenti di altri reparti; “territori personali”, un vero e proprio continuum tra la vera casa ed il nido, rappresentati dalla stanza singola o da una coperta. Questo a specificazione di quanto lo stesso autore afferma quando dice che “se le persone fossero senza un sé, o venisse loro richiesto di esserlo, sarebbe naturalmente logico non possedere un luogo personale dove poter mettere la propria roba”. Per ottenere ciò i degenti studiano un vero e proprio “sistema di trasporto”, come per esempio la scatola dei sigari o una borsa dal doppio fondo. All’interno di un’istituzione totale sono rintracciabili tre tipi di adattamenti per mezzo dei quali l’individuo può fare uso di oggetti o di servizi altrui: “la coercizione personale”, “lo scambio economico” ed infine “lo scambio sociale”. Questi adattamenti rispecchiano la diversità dei rapporti rintracciabile all’interno dell’istituzione, a seconda che si vada da relazioni di amicizia a rapporti di categoria sino a rapporti di protezione (tipici tra staff-internato). È evidente che sia gli adattamenti primari quanto quelli secondari sono definizioni sociali e pertanto, come tali, risultano “legittimi” in un periodo in una data società; possono non esserlo più in un momento storico diverso o in una diversa società. Ed è certo che l’insieme di queste pratiche, fertili nelle zone vulnerabili di un’istituzione totale e tali da definire una vera e propria vita sotterranea, hanno un’utilità per coloro che le attuano diversa dall’uso che risulta più manifesto. Esse sembrano dimostrare a colui che le mette in atto di possedere un’individualità e un’autonomia personale, “al di là della morsa in cui l’organizzazione lo stringe” (Goffman, 2001: 331). Ed è questa morsa che Goffman ha illustrato efficacemente, questa sorta di non-luogo in cui il sé cerca di emergere salvando quanto rimane dopo la mutilazione ricevuta. E, come dicono Franco e Franca Basaglia nella postfazione ad Asylums, “l’analisi di un’istituzione totale, funzionale ad un sistema 24 L’intenzione concreta dei partecipanti è qui di abbandonare l’organizzazione o di alterarne la struttura. 25 Condividono con gli adattamenti primari la caratteristica di adeguarsi alle strutture istituzionali già esistenti, senza apportare alcuna pressione verso un mutamento radicale e possono avere la funzione ovvia di far deviare le azioni che potrebbero risultare disorganizzative
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Istituzione penitenziaria e organizzazione: il ruolo delle risorse umane nelle interazioni con i detenuti

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Informazioni tesi

  Autore: Tiziana Pentassuglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Fabrizio Battistelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 275

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