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L'impatto fiscale dell'immigrazione in Italia. Differenza tra le definizioni di immigrato e analisi dell'integrazione su IRPEF versata e redditi

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6 non in Svizzera e Lussemburgo in cui il saldo è positivo ed è pari al 2% (OECD, 2013). I risultati sono coerenti con quanto emerso in Rowthorn (2008), secondo cui il saldo è generalmente compreso nell’1% 2 del PIL. Sempre secondo quest’ultimo autore ci sono diversi punti da tenere in considerazione nell’analisi fiscale sulle migrazioni, quali i problemi demografici (struttura dell’età, migrazioni temporanee, fertilità) o di misurazione (emigrazione correlata all’immigrazione e disoccupazione per i nativi). Aspetti demografici Per quanto riguarda le diversità tra le popolazioni del luogo e quelle immigrate, ci sono differenze fondamentali che vanno ad influenzare il mercato del lavoro e di conseguenza anche il rapporto tra tasse e benefici. Partendo dalla diversa composizione demografica si può affermare che in Italia (Grafico 1. Quote di ogni coorte sul proprio totale, 2017.) i migranti sono prevalentemente in età lavorativa, mentre i nativi hanno un’età media molto avanzata. Sulla base di questa struttura demografica la prima impressione è che gli immigrati siano dei contribuenti netti, tuttavia le maggiori difficoltà all’entrata nel mercato del lavoro e i redditi mediamente più bassi attenuano questo effetto. Basti pensare che se in alcuni paesi dell’OCSE il tasso di occupazione fosse uguale tra i due gruppi, l’apporto netto sarebbe significativo per più del 2% del PIL (OECD, 2013, p. 129). Spostandoci a considerare i benefici, si può inizialmente pensare come questi vengano richiesti in modo molto limitato da parte degli stranieri, sia per la mancanza di informazioni a riguardo (non si conosce l’esistenza di determinati benefici), sia per vincoli legali (Devillanova, 2012) (Norredam, Krasnik, & Nielsen, 2011); tuttavia, secondo Pellizzari (2013) questi limiti all’accesso si evidenziano laddove vengano richiesti dei means-test per usufruire del beneficio. Al contrario, i benefici senza requisiti minimi mostrano un maggiore afflusso di stranieri, soprattutto perché questi ultimi sono più concentrati nelle zone italiane con un sistema di welfare migliore. 2 I dati sono riferiti al modello statico, in quanto, come vedremo, il modello dinamico può mostrare effetti particolarmente diversi e consistenti a seconda delle ipotesi che si fanno sulle variabili macroeconomiche.
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Informazioni tesi

  Autore: Nazario De Lia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Politiche pubbluche - Valutazione
  Relatore: Massimo Baldini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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