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La previdenza complementare nella giurisprudenza della Corte costituzionale.

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7 L’altro , titolato “forme di previdenza”, al comma 1° afferma che “salvo patto contrario l’imprenditore che ha compiuto volontariamente atti di previdenza può dedurre dalle somme da lui dovute…..quanto il prestatore di lavoro ha diritto di percepire per effetto degli atti medesimi”. Nell’art. 2123 c.c. il legislatore parla delle “forme volontarie di previdenza” e del rapporto di queste con il Tfr (trattamento di fine rapporto) di cui si parlerà ampiamente in seguito, per cui viene in considerazione un diritto di detrazione in capo all’imprenditore che abbia posto in essere tali atti previdenziali, da non confondere comunque con altri e diversi compensi che vengono erogati dal datore di lavoro alla fine del rapporto; questi infatti hanno natura retributiva, essendo collegati con la prestazione lavorativa, e si intendono abrogati, mentre i trattamenti previsti ex art.2123 hanno natura previdenziale, in quanto sono volti a tutelare con delle prestazioni specifiche il lavoratore che si trovi, una volta terminata l’attività lavorativa, in una particolare situazione di bisogno. Già il termine “previdenza integrativa” rimanda ad una chiara qualificazione di tipo aggiuntivo rispetto alla previdenza
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La previdenza complementare nella giurisprudenza della Corte costituzionale.

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Bonazzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Edoardo Ghera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

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