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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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9 [2000, 256-257] nella prima modernità si assumeva che politica e scienza fossero monopolizzabili e delimitabili all’interno di istituzioni appositamente progettate: il sistema politico e il sistema scientifico, quest’ultimo delegato ai soli scienziati e dunque considerato non-politica. In particolare, sotto la coper- tura del progresso, scienza ed economia sarebbero state sottratte alla legittimazione politica e rese im- muni alla critica, così che buona parte delle competenze decisionali che strutturano la società sarebbe sottratta alle regole democratiche e delegata alla libertà di investimento e ricerca. L’avvento della mo- dernizzazione riflessiva condurrebbe però all’abbattimento dei confini dei due sistemi, dato che i mono- poli della conoscenza e dell’azione poli tica si sono differenziati, all ontanati dai luoghi prescritti e dive- nuti generalmente disponibili. All’interno di questi spazi di discussione, di questi “forum ibridi”, i par- tecipanti ricoprono un duplice ruolo: da un lato, in quanto cittadini, chiedono di poter occupare una po- sizione sempre più attiva, di poter allargare il collettivo decisionale tradizionalmente costituito dai rap- presentanti eletti e di affiancare quindi ai meccanismi della democrazia rappresentativa istanze di demo- crazia partecipativa o deliberativa [Lenzi 2004]. Dall’altro, in quanto profani, sono portatori di una co- noscenza, benché non esperta, che metterebbe in crisi il carattere naturalizzato delle basi informative, a sua volta rappresentazione solo di un frame particolare, quello economicistico dell’analisi costi-benefici. Con la profanazione del loro campo d’azione da parte dei saperi non specialistici [Agamben 2005], scienza e tecnica vengono pertanto trascinate nella disputa, invece di contribuire a risolvere i conflitti nati su temi che in precedenza sarebbero stati di loro indiscutibile appannaggio. Diventa oggetto di con- testazione quindi anche il tradizionale rapporto fra politica ed esperti, o meglio la contrapposizione fra la politica dei valori e degli interessi e la “politica dei fatti”, capace di compiere scelte efficienti in base a dati non controversi [Pellizzoni 2011b; 2011c]. Viene così rimessa in dubbio l’autorità degli esperti e l’idea che esista un sapere neutrale, grazie al quale la scienza dovrebbe dire al potere “come stanno le cose” [Pellizzoni 2011d]. Attraverso il coinvolgimento dei saperi non specialis tici dei cittadini sarebbe allora possibile invertire, o quantomeno rendere manifesta, la tendenza a depoliticizzare le basi informa- tive delle scelte pubbliche, intese come meri dati tecnici che tanto più valgono quanto più pretendono di fondarsi su evidenze scientifiche. In questo modo si lasciano in una black box i processi di creazione delle convenzioni cogni tive che stanno dietro tali dati, i quali a loro vol ta rispondono a preferenze nor- mative. Classificazioni e indicatori costruiscono quindi la propria realtà, proprio nel momento in cui si tenta di nascondere la loro convenzionalità dietro la scientificità dei dati, non più riconoscibili per le scelte poli tiche che in real tà sono [Desrosieres 2002; Bonvi n e Rosens tein 2009; Borraz 2009]. Ciò av- verrebbe in particolare attraverso l’enfasi posta su quantificazione e misurabilità dei problemi, che da un lato fornirebbe ai policy-makers gli argomenti giustificativi e legittimanti dell’oggettività scientifica, nascondendo però dall’altro lato la selezione dei problemi, dei dati considerati rilevanti e dei criteri normativi che guidano tali scelte. Insomma diffondendo una visione data per scontata e sottraendola in questo modo al discorso pubblico democratico. Alla base di tale divergenza circa il ruolo delle basi informative nel policy-making vi sono i due prin- cipali modelli interpretativi del rapporto tra scienza e società. Il deficit model proposto da Davison, Barns e Schibeci [1997] punta l’indice contro l’ignoranza, affermando che i profani non conoscono né comprendono la scienza, e pertanto la temono e ne diffidano. L’assunto del modello è che una migliore informazione conduce a una maggiore comprensione, che a sua volta porta al sostegno della scienza e all’accettazione dell’innovazione tecnologica. Alla base vi è una concezione di comunicazione scientifi- ca di tipo diffusionista, in cui il pubblico è considerato come una sorta di recipiente (passivo, disinfor- mato e superstizioso) dell’“istruzione pubblica” proveniente dal sapere razionale. In direzione opposta si
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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Lastrico
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Sociology
Anno: 2011
Docente/Relatore: Ota de Leonardis
Correlatore: MauroBarisione
Istituito da: Università degli Studi di Milano
Dipartimento: Graduate School in Social and Political Sciences
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 534

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Parole chiave

tav
rischio ambientale
movimenti sociali
processi decisionali
expertise
torino-lione
tecnocrazia
conflitti ambientali
arene allargate
alta velocità

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