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Rappresentazioni di un’eroina ambigua: Giuditta nella Bibbia e in due componimenti medievali inglesi

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autore, che volendo scrivere in un registro adeguato alla stesura della Bibbia si sarebbe avvicinato allo stile della versione ebraica pur scrivendo in greco, dando luogo alla varietà che Otzen chiama Septuagint-Greek 30 . Riguardo invece al testo latino – nettamente più breve di quello greco – contenuto nella Vulgata di Girolamo, esso rappresenterebbe una commistione tra il testo aramaico soprammenzionato e le diverse versioni latine allora in circolazione, cui Girolamo avrebbe aggiunto alcune sezioni composte di suo pugno; data la somiglianza tra alcuni passi del Libro di Giuditta e la versione dell’Esodo contenuta nella Vulgata, è probabile che egli, nella redazione del Libro di Giuditta, abbia tratto ispirazione dai testi dell’Antico Testamento che andava traducendo dal greco e dall’ebraico. Tali aggiunte compensano, comunque, i passi che risultano mancanti rispetto alla versione greca: nella Vulgata alcuni dettagli geografici e militari sono omessi, e il numero dei versetti risulta, in alcuni passi, drasticamente diminuito 31 . A conclusione di questa rassegna delle versioni del Libro, vi è da menzionare quelle siriache, di cui una probabilmente basata sul testo greco; un’altra, contenuta in un manoscritto siriaco più tardo, contiene l’interessante identificazione di Nabucodonosor con Serse, il re persiano, così come vuole la tradizione dei testi latini precedenti la Vulgata 32 . 1.2. Autore, epoca e luogo di composizione La datazione del Libro di Giuditta presenta elementi contraddittori che da sempre rendono arduo il compito di stabilirne la precisa collocazione: la compresenza di nomi ed eventi provenienti da epoche diverse e sviluppati secondo modelli e figure biblici crea una fitta rete di intrecci storici difficilmente dipanabile, con riferimenti che vanno dal periodo pre-esilico a quello immediatamente successivo. A dar ragione di tale complessità, Steinmetzer 33 ha avanzato la teoria secondo la quale il Libro altro non sarebbe che la rielaborazione in tre momenti successivi di un testo composto al tempo di Assurbanipal (669-626 a.C.): la prima riedizione sarebbe avvenuta al tempo dell’esilio babilonese (598-538 a.C.), una seconda durante il regno di Artaserse I (465-424 a.C.) e l’ultima durante quello di Antioco Epifane IV (175-163 a.C.). Tale tesi appare oggi obsoleta: a partire dalla prima metà del Ventesimo secolo, gli studiosi concordano generalmente nell’attribuire l’intera composizione del Libro al solo periodo maccabaico 34 (167-37 a.C.). Gli aspetti che confermano tale datazione riguardano in primis l’attitudine religiosa che traspare dal racconto: Otzen suggerisce come tipicamente maccabaici “la generale atmosfera religiosa, lo zelo, l’ideale di pietà, la stretta osservanza della Legge, l’importanza del tempio a Gerusalemme, e le figure del re e della corte rimpiazzate da quelle del sacerdote e del senato” 35 . Se tali caratteristiche possono essere riconducibili anche al periodo Persiano (538- 338 a.C.), altri elementi minano la solidità di quest’ultima tesi, portando invece a scartare l’ipotesi di un’origine persiana in favore di quella maccabaica: in questa direzione vanno i risultati dello studio lessicale condotto sul Libro di Giuditta da Mathias Delcor. Egli prende 30 Otzen, 2002, p. 141. 31 Ibid. 32 Ibid., p. 142. 33 Steinmetzer, 1907, non reperibile, riportato in Moore, 1985, p. 52 (cit. in Otzen, 2002, p. 130). 34 Otzen, 2002, p. 132. 35 Ibid. 13
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Informazioni tesi

  Autore: Sara Castellino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Maria Elena Ruggerini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

filologia
sintassi
paganesimo
esegesi
anglosassone
poema
giuditta
omelia
ælfric
figure bibliche femminili

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