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Responsabilità ex crimine degli enti e delitti colposi in violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro. Profili critici e prospettive.

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dualistica), in cui l’ente può essere rappresentato, in quanto i criteri di imputazione previsti agli 
artt. 5, 6 e 7 del Decreto 231 presentano elementi riconducibili sia alla teoria 
dell’immedesimazione organica (modello antropocentrico) sia alla dimensione della colpa 
d’organizzazione (modello antropomorfico e dualistico): la questione è interessante anche 
perché, come si avrà modo di vedere nella parte conclusiva di questo lavoro, una valorizzazione 
della colpa d’organizzazione maggiormente improntata in chiave antropomorfica e il 
conseguente riconoscimento di forma una responsabilità “per fatto proprio” dell’ente potrebbe 
rappresentare una possibile soluzione anche del problema connesso all’imputazione soggettiva 
delle fattispecie colpose di cui all’art. 25-septies. 
 
Il secondo capitolo intende fornire uno sguardo panoramico sul Decreto, trattando degli 
aspetti sostanziali e processuali della disciplina della responsabilità degli enti. Cercando 
comunque di fornire un quadro sufficientemente dettagliato della normativa, si è scelto di 
focalizzarsi, nel corso della trattazione, sugli aspetti che sono stati maggiormente oggetto delle 
critiche e delle analisi dei commentatori, a partire dai profili concernenti i destinatari e le 
problematiche sollevate dall’applicazione estensiva della disciplina nei confronti delle imprese 
individuali e dei gruppi di società, non espressamente richiamati dal Decreto. 
Ci si è soffermati con particolare attenzione sui criteri di ascrizione della responsabilità 
amministrativa all’ente e in particolare, per quel che riguarda l’imputazione da un punto di vista 
oggettivo, sulle diverse possibili chiavi di lettura dei requisiti dell’interesse e del vantaggio; 
successivamente, ci si è concentrati sul profilo soggettivo della colpevolezza, intesa soprattutto 
in chiave di colpa di organizzazione dell’ente, la quale si atteggia in modo differente a seconda 
che il reato sia posto in essere da un soggetto al vertice dell’organigramma aziendale o di un 
soggetto subordinato. Pertanto, si scelto di approfondire il ruolo del modello organizzativo 
previsto dall’art. 6 del Decreto: il legislatore, prendendo spunto dai compliance programs 
statunitensi ma in un certo senso superandoli, ha attribuito una duplice funzione al modello, in 
quanto esso, se predisposto ex ante rappresenta per l’ente la possibilità di essere esonerato dalla 
responsabilità da reato, mentre, se realizzato post facto, costituisce criterio di attenuazione della 
risposta sanzionatoria. Si è cercato di tracciare uno schema di modello organizzativo, al fine di 
individuarne in modo puntuale il contenuto e la strutturazione, avendo cura di segnalare anche 
la recente introduzione del requisito del cd. whistleblowing, importante strumento di 
segnalazione delle irregolarità e dei reati all’interno dell’ente, prevedendo, al fine di 
incentivarne la diffusione, forme di tutela nei confronti del segnalante, che spesso rischia di 
subire ritorsioni da parte della società – introduzione, anch’essa, che non ha mancato di

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Responsabilità ex crimine degli enti e delitti colposi in violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro. Profili critici e prospettive.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Bena
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Guglielmo Giordanengo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 324

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Parole chiave

lavoro
sicurezza sul lavoro
d.lgs. 231/2001
societas delinquere non potest
responsabilità degli enti
salute e sicurezza
art. 25 septies
enti e società
omicidio colposo e lesioni
tusl

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