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Ultimo viene il poeta. La mancata influenza di Henry Charles Bukowski Jr. in Italia.

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8 canzonatura in qualità di anticorpo alla canonizzazione di forme e strutture letterarie, che pian piano venivano assurte a tradizione, accantonando perentoriamente tutto quanto fosse grottesco, satirico, ironico. E‟ il caso ad esempio della Risposta per contrarî di Cenne da la Chitarra, dei sonetti di Cecco Angiolieri, del Canzoniere di Lorenzo de‟ Medici, dei Sonetti amorosi dell‟Aretino, delle poesie erotiche del cardinale Baffo e delle Rime burlesche di Francesco Berni, vere e proprie opere controriformiste che gli autori scrissero per mettere in guardia se stessi e gli altri dal pericolo di stilare libretti d‟istruzione per bricolage artistico. Questa particolare vena, incentrata sul sermo humilis, finì per costituire un sostrato parallelo della letteratura, restando sempre sottotraccia, in Italia e in Europa, per riaffiorare qui e là nel corso del tempo sottoforma di tradizione libertina, fino ad attraversare l‟oceano e trovare, seppur inconsapevole, in Bukowski un suo degno interprete. Tutte queste considerazioni portano alla fatale conclusione che il testo di un‟opera italiana è in realtà un pretesto belligerante, sul quale vengono virtualmente trasportate battaglie intellettuali stabilite a tavolino da teorici, che nell‟ultimo secolo hanno continuamente spostano il fronte dai banchi o dalle cattedre delle università alle pagine delle riviste o dei quotidiani, nei quali i nomi sono sempre gli stessi e capita che una recensione (meglio sarebbe dire stroncatura aprioristica) venga fatta da un critico, che però è anche scrittore e che proverà ad avere ragione della disputa nel successivo titolo, non più opera letteraria, bensì vera e propria appendice del pensiero e dell‟ideologia dello stesso, ora fattosi artista. L‟anomalia di occupare posizioni conflittuali, quali sono, metaforicamente, il giudice e il giudicato, era stata segnalata dallo stesso Montale, che smise di scrivere poesie nel momento in cui divenne giornalista (1948): «bisognerebbe che per la poesia sorgesse un critico nuovo. E soprattutto un critico che non facesse versi. Oggi mi capita di leggere dotti articoli di giovani, poi apro un‟altra rivista e vedo dei poemi degli stessi autori. Mi chiedo se possono giudicare con una certa obbiettività»22. Ci si trova così di fronte alla paradossale situazione del Croce o De Sanctis di turno, che fa la corsa al rispettivo Dante o Boccaccio, che a sua volta si azzuffa per accaparrarsi un rigo nell‟indice di un‟antologia liceale alla voce “contemporanei”. Riviste specializzate («Voce», «Politecnico», «Officina», «Il Verri») e movimenti letterari (futuristi, Gruppo „63 ) ieri, giornali e trasmissioni radiotelevisive oggi, rappresentano i confini del conflitto culturale, entro il quale «siccome l‟arte è industrializzata al sommo grado, bisogna spremere questo limone che è il libro»23, che essendo povero di reali contenuti, ha bisogno di essere traslato sul piano politico. Questo è il motivo per cui, ove non espressamente dichiarato, agli autori è chiesto un engangement ideologico, oltre il superfluo morale, o la certificazione di schieramento per esser meglio collocato in aree d‟influenza progressista o conservatrice, al fine di non sbagliar posto nella pagina culturale del mezzo di comunicazione di parte. E‟ stato questo, a mio avviso, il grande limite di Pasolini che, nel tentativo di rigettare e contestare la stanca tradizione novecentesca, cercando di trascinare la scrittura fuori dall‟aulica querelle intellettuale nelle strade, nello scomodo e contraddittorio quotidiano, nello specchiarsi col distacco e col ribrezzo dei vizi e delle abitudini dell‟uomo, finì con l‟essere schiacciato e strumentalizzato dal suddetto Meccanismo. In conclusione, va sottolineato come in Italia la produzione letteraria non sia assolutamente destinata al pubblico (simbolica ed esaustiva testimonianza, ne è l‟affermazione del poeta Andrea Zanzotto: «scrivo ipotizzando l‟assenza di qualsiasi 22 E. Montale, Sulla poesia, cit., p. 593. 23 Ibidem, p. 594.
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Ultimo viene il poeta. La mancata influenza di Henry Charles Bukowski Jr. in Italia.

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Di Pietro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Fabio Pierangeli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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