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Vita di strada e cultura della precarietà

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In termini di relazione – corpo/corpo e corpo/luogo – i primi due spazi (della produzione e del consumo) configurano rapporti di tipo contrattuale; in termini fisici, si tratta di spazi spesso coincidenti tra loro, in cui si producono e/o si consumano merci, redditi, servizi, cultura, tempo libero ed ogni altro bene, risorsa o idea che la nostra società sia riuscita a trasformare in merce. I luoghi d’uso pubblico sono quegli spazi formalmente pubblici, in cui si esprime il diritto di cittadinanza (rapporti di carattere giuridico), nonché la propria essenza vitale ed intellettuale (rapporti umani). Luoghi d’uso pubblico sono: le strade e le piazze; le stazioni ferroviarie e le metropolitane; i parchi urbani; i luoghi di culto; gli uffici pubblici; e tutti quegli spazi in cui l’accesso e la fruizione (sebbene regolamentati e controllati) sono consentiti all’intera cittadinanza, senza particolari restrizioni. I luoghi d’uso privati sono invece le abitazioni; ossia l’elemento fisico di cui maggiormente si compone una città. L’abitazione – la casa – è un luogo d’uso, in quanto i rapporti che ne esprimono la funzione non sono di tipo contrattuale, bensì sono rapporti umani e giuridici (la famiglia è la sintesi di entrambe). In termini di fruizione, inoltre, l’uso della casa è tutelato dalla stessa Costituzione, che sancisce, con l’art. 14, l’inviolabilità del domicilio; ben diversa, invece, è la questione che riguarda l’accesso. La casa, infatti, lungi dal rappresentare un diritto costituzionale, appare piuttosto come una risorsa, immancabilmente scarsa, il cui raggiungimento rimane subordinato a vincoli di tipo burocratico (assegnazione di case popolari) o economico-contrattuali (acquisto o locazione privata): in sostanza, se ne assicura il diritto d’uso senza rendere certo quello di accesso. Gli interstizi, infine, rappresentano quell’insieme di spazi, sia pubblici che privati, di cui la città si è – apparentemente o momentaneamente – dimenticata. Sono i luoghi aperti o gli edifici abbandonati, le aree di confine, gli spazi inaccessibili alla circolazione cittadina, le zone in cui il controllo è sospeso: costruzioni dismesse, vuoti urbani, argini del fiume, gallerie, propaggini ferroviarie, sottoponti, e tutti quei luoghi che, seppure recintati, rimangono incustoditi e non-praticati. Le persone che vivono in strada praticano diverse tipologie di spazi: l’esperienza spaziale di chi non ha una casa, infatti, si caratterizza per il suo essere “trasversale” rispetto ad una molteplicità di aree urbane, in cui si esprimono funzioni sociali e pratiche culturali assai differenti. In sostanza, però, lo spazio vitale delle persone senza dimora – che qui viene definito con il termine di “strada” – è costituito da due delle tipologie su indicate: i luoghi d’uso pubblico, aperti, poco controllati o molto affollati (strade, piazze, stazioni); e gli interstizi. Si tratta cioè di quell’insieme di spazi che si caratterizzano per il loro essere 14
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Vita di strada e cultura della precarietà

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Boni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Enzo Campelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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