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Architettura tradizionale a Pechino: analisi di alcuni templi della capitale cinese

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Anteprima della tesi: Architettura tradizionale a Pechino: analisi di alcuni templi della capitale cinese, Pagina 5
Esempio sono la costruzione dei chorten (stupa) in stile tibetano, a tale proposito si 
veda lo Stupa Bianco, Baitasi 白塔寺di Pechino, che risale al 1272 (in epoca Liao 
già esisteva sul posto uno stupa reliquario) presenta la base costituita da una parte 
cubica modulata da cornici a profilo spezzato, la cuspide massiccia a 13 anelli con 
ampio "ombrello". Lo stile architettonico in auge durante la dinastia dei Ming rivela 
un'impostazione lineare, che predilige costruzioni con tetti moderatamente ricurvi e 
piante regolari dalle rigide simmetrie, fondendo la semplicità degli impianti con la 
monumentalità dei complessi Tang e la ricchezza coloristica e chiaroscurale tipica 
dei Song, Liao e Yuan. I Ming stabilirono la loro capitale a Nanchino, ma nel 1420 
Yongle, il terzo imperatore, la spostò a Pechino dove aveva fatto costruire la Città 
Proibita, fondendo la preesistente città Yuan (città tartara) con il vasto sobborgo più 
a sud (città cinese). La città proibita, Gugong 故宫;, fondata nel 1407 fu la dimora 
delle ultime due dinastie, i padiglioni oggi rimasti sono per lo più del XVIII sec. Una 
costruzione ad imitazione dei chorten tibetani è il Wutaisi 五塔寺塔, Tempio delle 5 
Pagode, a Pechino, rifacimento di un tempio indiano, edificato nel 1473, costituito 
da un massiccio parallelepipedo in muratura sormontato da 5 chorten che 
contengono 5 statue in oro del Budda. L'architettura lignea di questo periodo mostra 
un nuovo equilibrio e ritmo all'insegna della simmetria, dovuti all'ampiezza degli 
intercolumni nella parte centrale della costruzione e alla minore importanza data 
alla mensolatura tradizionale rispetto all'architrave sottostante riccamente decorato. 
La dinastia mancese dei Qing resistette inizialmente a qualsiasi tentativo di 
sinizzazione che, tuttavia, fu inevitabile in un campo quale quello architettonico per 
il quale non possedeva una propria tradizione. Non si verificò quindi una vera e 
propria cesura rispetto allo stile architettonico dei Ming che fu invece rielaborato 
preferendo strutture nelle quali la monumentalità lasciava il posto ad un gusto 
piuttosto evidente per la sovrabbondanza decorativa che si esprimeva attraverso 
pitture, intagli, sculture e mattonelle smaltate. Anche i Qing seguirono la dottrina 
buddista lamaista e numerose furono le costruzioni fortemente influenzate dalla 
cultura tibetana. La Pagoda bianca, Baita 白塔, del parco del Beihai 北海 edificata a 
Pechino nel 1651 in occasione della visita del quinto Dalai Lama, è un'altra delle 
realizzazioni in stile tibetano. A Pechino si conserva l'assialità degli impianti Ming, 
esempio classico e' il Tian Tai 天台宗, il Tempio del Cielo, edificato tra il 1406 ed il 
1420 per volere di Yongle (1403-1425) 9 il cui aspetto attuale e' dovuto ad un 
restauro del 1754 eseguito durante il regno di Qianlong (1736-1796). Nell'impianto 
centrale è evidente il ricorso alle regole geomantiche del Fengshui applicate ad un 
edificio che doveva essere il luogo del contatto rituale fra il Cielo e la Terra, 
realizzato attraverso l'Imperatore che vi recava due volte l'anno.  
 

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Smerilli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Studi Orientali
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Filippo Salviati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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architettura
pechino
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