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Aspetti dell'eredità surrealista da Andrè Breton a Michel Foucault

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5 1.1 Le origini del Surrealismo Non si può parlare di un movimento, sia pur letterario, poetico, artistico o filosofico, senza contestualizzarlo nel suo tempo 1 , analizzando quello che è stato il sostrato culturale e storico che ne ha permesso la formazione. Il termine surrealismo fu coniato dal poeta Guillaume Apollinaire 2 , nella prefazione al suo dramma Les mammelles de Tirésias del 1917, «per proporre ai francesi un vitalistico ritorno alla natura “senza imitarla alla maniera dei fotografi”» 3 . Apollinaire sosteneva che la ruota fosse «[i]l primo atto surreale dell’uomo» 4 , ovvero un prodotto della mera immaginazione, che imitava la funzione di un organo motorio, quale la gamba, pur non avendone la forma. E’ forse grazie a ciò che i surrealisti, alcuni anni dopo, aprirono la via alla nozione di oggetto surrealista, dando agli oggetti della quotidianità una valenza diversa dal normale uso cui erano preposti. In altri casi, non conoscendo l’uso di alcuni oggetti, lo inventavano. Negli anni di un conflitto mondiale che stava mettendo in ginocchio le popolazioni europee, e di conseguenza anche la cultura e l’arte, in Svizzera nacque un movimento che si opponeva fervidamente alla barbarie della guerra, il Dada. Il pensiero di Dada si fa largo nella letteratura e nelle arti come logica del paradosso, contrapponendo alle classiche categorie logiche il nonsense e sostenendo l’uguaglianza dei contrari. Servendosi di uno spirito nichilista, ma al contempo umoristico, le sperimentazioni di Dada negavano ogni valore all’arte e ogni possibilità conoscitiva di linguaggio, negando di per sé anche la propria significanza intrinseca. Tristan Tzara, autore del Manifesto Dada nel 1918, nonché capofila del movimento, due anni dopo si trasferì a Parigi dove diede vita al primo nucleo del Dada francese. In quegli anni, André Breton trovò nella casa di Apollinaire i numeri della rivista, corroborando così le proprie convinzioni sulla possibilità di creare arte dal nonsense. All arrivo di Tzara a Parigi, Breton assieme ad altri amici, organizzarono una serie di performances provocatorie simili a quelle che erano gi state allestite a Zurigo. 5 1 Cfr. le parole di Louis Aragon in NADEAU 1972, p.9. 2 Cfr. G. Apollinaire cit. in BINNI 2001, p. 7: «Per indicare il carattere del mio dramma mi sono servito di un neologismo […] e ho forgiato l’aggettivo surrealista che non significa simbolico.». 3 BINNI 2001, p. 7, corsivo mio. 4 CARTER 1997, p.69. 5 Cfr. CARTER 1997, p.69-70. «annunciando una poesia, Tzara avrebbe letto pezzi di giornale, accompagnato da campanacci e raganelle. Breton avrebbe masticato fiammiferi. Gli altri avrebbero gridato, litigato o contato le perle nelle collane delle signore presenti nel pubblico.».
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Aspetti dell'eredità surrealista da Andrè Breton a Michel Foucault

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Zacchi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Manlio Iofrida
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

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Parole chiave

filosofia
pittura
amore
surrealismo
dadaismo
michel foucault
apollinaire
andrè breton
tzara
louis aragon

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