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Aspetti emergenti nella progettazione organizzativa: prospettive ed illusioni dell'empowerment

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Anteprima della tesi: Aspetti emergenti nella progettazione organizzativa: prospettive ed illusioni dell'empowerment, Pagina 8
richiesti da un'organizzazione flessibile della produzione si dimostrano incompatibili
con le rigidità connesse all'eredità lasciata da Taylor e Ford, dando luogo a quella 
pluralità di dottrine e pratiche manageriali che sono genericamente individuate col 
termine onnicomprensivo di post-fordismo.
Come sottolinea efficacemente Giorgetti, "la grande opera di razionalizzazione di 
Taylor e Ford ha due principali protagonisti i cui ruoli complementari fanno 
dell'impresa taylorista un forte soggetto razionale: la tecnologia che incorpora sempre
più conoscenza e l'uomo sempre più diviso tra progettazione ed esecuzione. E 
l'organizzazione è l'insieme delle regole che consente la maggiore efficienza nell'uso
della risorsa tecnologica e di quella umana. A cento anni di distanza la tecnologia è 
mille volte più pervasiva, ma, paradossalmente per Taylor e per Ford, il vero fattore di 
competitività è diventato l'uomo, la sua soggettività e le sue doti professionali, la sua 
capacità di contestualizzare la conoscenza"
11
. La riflessione a cui l'autore citato arriva è 
la considerazione del taylorismo come di un autentico vincolo che nella storia del 
pensiero aziendalistico ha rallentato sensibilmente il progresso teorico e, di riflesso, le 
applicazioni pratiche; per questo motivo, oggi più che mai, le imprese scontano le 
difficoltà legate alla crisi di un modello come quello taylorista nelle intenzione perfetto
ed universalmente valido, ma in realtà rigido e ben poco "universale", in quanto 
realmente efficace soltanto in contesti molto particolari, o in organizzazioni 
estremamente diverse da quelle della fabbrica a cui Taylor si rivolgeva (è frequente il 
riferimento agli apparati militari). E la situazione è tanto più problematica quanto più 
essa si denota nei termini di una transizione verso un nuovo paradigma organizzativo 
"in costruzione", assolutamente incerto e di difficile comprensione; o, forse, tanti 
paradigmi diversi, ben distinti a seconda del contesto di riferimento; o ancora, e più 
probabilmente, nessun vero paradigma nel tradizionale senso universale, bensì prassi 
manageriali diverse da impresa a impresa, eventualmente con insospettate similitudini
tra quelle più distinte per attività e ambiente operativo, e magari differenze insanabili tra 
quelle apparentemente più vicine. Comunque questa situazione si presenti nel prossimo
futuro, sottolinea ancora Giorgetti, "è difficile pensare in termini concreti alla qualità 
totale in mancanza di impegno prioritario anche da parte del dipendente del grado 
gerarchico più basso. Non sarà poi solo il fattore umano a fare la differenza, ma anche la 
capacità delle organizzazioni di progettare soluzioni tali da valorizzare la risorsa che 
l'individuo rappresenta"
12
. Il riferimento alla qualità totale è legato alla più espressiva 
teoria organizzativa dell'ultimo decennio, quello relativo all'impegno dei dipendenti 
costituisce premessa per l'introduzione dei principi dell'empowerment.
Non è qui il caso di ripercorrere le numerose contestazioni mosse contro il fordismo. E'
sufficiente notare come la crisi in cui si trovano molte aziende operanti nel settore 
industriali e del terziario derivino dall'emergere delle nuove esigenze del lavoro 
produttivo in un contesto di gestione imprenditoriale ancora impregnato da diversi 
elementi tayloristi che, di fronte a queste nuove esigenze, assumono un ruolo di vincolo 
e freno indubbiamente non previsto dai fautori del "scientific management".
Lo schema di Laville
13
 risulta adatto allo scopo di porre a confronto i più importanti
dissidi tra vecchie caratteristiche e nuove esigenze del lavoro produttivo. In soli tre 
punti l'autore è in grado di sintetizzare dicotomie che nella realtà assumono
frequentemente contorni contrassegnati da profonde spaccature: 
1. La "decomposizione dei compiti gestuali semplici", la "riduzione del numero dei 
compiti per ciascun posto di lavoro", la "semplicità e rigidità dei compiti resa 
11
 Giorgetti G., "Organizzazione: dibattito per un <<quasi>> centenario", Economia & Politica 
Industriale, n. 88/1995, pag. 94. 
12
 Giorgetti G., "Organizzazione: dibattito per un <<quasi>> centenario", op. cit., pag. 95. 
13
 Laville J.L., "Sociologia della partecipazione e trasformazioni del lavoro in Francia", Sociologia del
lavoro, n.68/1998, pag. 61. 
10
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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Aymerich
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Dante Zaru
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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