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"Bisogna ragionare con il cervello, le pistole non bastano più". Azione, spettacolo e rivoluzione nel cinema di Sam Peckinpah

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Anteprima della tesi: "Bisogna ragionare con il cervello, le pistole non bastano più". Azione, spettacolo e rivoluzione nel cinema di Sam Peckinpah, Pagina 12
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per altro non ha parole tenere verso Peckinpah: “Mi piaceva il suo lavoro ma lo trovavo 
detestabile. ‘Il mucchio selvaggio’ era un grande film ma poi ne ha fatto uno che parlava di 
donne di cui non sapeva niente, quello con Stella Stevens… Il suo problema era che non era 
una bella persona. Hanno scritto che ha rubato tutto da me. Non è vero. Ma lui lo ha letto e, 
da allora, mi ha odiato. L'ultima volta che ci siamo visti mi ha detto ‘Budd tu e tutti gli altri 
dite che faccio film violenti perché mi piace la violenza. Invece io li faccio per mostrare al 
mondo quanto è orribile’. ‘Cazzate Sam’ gli ho risposto. È l'ultima cosa che ci siamo detti. I 
suoi erano film bellissimi, ma quando giro uno che muore, non mi va di vedere il suo naso 
che vola via in aria.”6). Sono le lotte, i duelli tra lealtà e cinismo, amicizia e avidità che 
toccano il mondo articolato e crudele di Delmer Daves. Sono i toni crepuscolari, l’antieroismo 
dei personaggi ed il rifiuto di ogni mitologia presenti nelle tematiche civili di Tom Gries 
(fondamentale il suo Costretto ad uccidere, Will Penny, 1968). È la violenza naturale e 
storico-sociale di La sparatoria (The shooting, 1966) e Le colline blu (Ride in the Whirlwind, 
1966) di Monte Hellman (altro punto cardine molto vicino al cinema di Peckinpah). 
Anche i “classici” prendono le distanze dal genere e propongono eroi fuori da ogni 
logica sociale (Nevada Smith, id., 1966, e Il Grinta, True Grit, 1969, di Henry Hathaway). Ma 
il progressivo senso di vuoto è ormai proprio di tutti, dal Butch Cassidy (Butch Cassidy and 
the Sundance Kid, 1969) di George Roy Hill (la cui libertà anarchica non è mai sfiorata dal 
concetto sociale) al Jeremiah Johnson di Sidney Pollack (Corvo rosso non avrai il mio scalpo, 
1972), il cui abbandono della civiltà è una vera e propria fuga dalla Storia. Passando 
attraverso gli archetipi della cultura americana, la sua tradizione letteraria ed il suo rimosso 
(Ucciderò Willie Kid, Tell them Willie Boy is here, 1969, di Abraham Polonsky). E 
giungendo alla solitudine drammatica (Uomo bianco, va’ col tuo dio, Man in the wilderness, 
1971, di Richard Sarafian) e alla completa destrutturazione del Mito (Un uomo chiamato 
cavallo, A man called horse, 1970, di Elliott Silverstein). 
                                               
6
 Giulia D’Agnolo Vallan, Steve Della Casa 18° Torino Film Festival - Intervista a Budd Boetticher, 
“Sentieri selvaggi” 
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Zoppo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Luigi Frezza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

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gunsmoke
il mucchio selvaggio
la testa di alfredo garcia
losers
nuovo cinema hollywoodiano
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