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Bulli e bullismo: società violenta?

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Anteprima della tesi: Bulli e bullismo: società violenta?, Pagina 5
7 
 
In Italia, Ada Fonzi, la prima ricercatrice che negli anni Novanta coordinò un vasto 
gruppo di ricerca in molte regioni, partendo proprio dalla Sicilia, ha cercato un 
termine che meglio potesse corrispondere a quello inglese, ed ha scelto “prepotenze”, 
anche se questo termine, come si è accorta la stessa Fonzi, non esprime la ricchezza 
di significato di quello inglese, perché la prepotenza è solo una componente del 
bullismo che è da intendersi come un fenomeno multidimensionale
6
. 
Molti confondono il bullismo con forme estreme ed occasionali di violenza e 
criminalità giovanile o con la normale e sana conflittualità tra coetanei e altri lo 
confondono con i disturbi di tipo psicopatologici dell’età evolutiva, in particolare con 
quelli che vengono definiti dal (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi 
Mentali) DSM-IV, “disturbi da deficit di attenzione e da comportamento dirompente” 
che sono: (Acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, in italiano si 
utilizza l’acronimo DDAI cioè Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) 
ADHD; il disturbo della condotta; il disturbo oppositivo-provocatorio. La differenza 
tra questi disturbi e il bullismo è che il bullo manifesta consapevolezza e 
intenzionalità nei suoi comportamenti, cosa che manca a chi manifesta un disturbo 
specifico di tipo patologico dove il comportamento è di tipo compulsivo
7
.  
«Olweus ha evidenziato la dimensione reiterativa del fenomeno, mentre Sharp e 
Smith hanno messo a fuoco l’intenzionalità del bullo nel recare danno alla vittima e 
hanno individuato come elemento necessario la condizione di squilibrio di forze tra i 
due, ovviamente a vantaggio del bullo»
8
.  
Le caratteristiche essenziali del bullismo sono quindi, intenzionalità, persistenza nel 
tempo, asimmetria dei ruoli. Il bullo agisce con l’intenzione e lo scopo di dominare 
sull’altra persona, di offenderla e di causarle danni e disagi. Sebbene anche un 
singolo fatto grave possa essere considerato una forma di bullismo, di solito gli 
episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata. 
Inoltre vi è una diseguaglianza di forza e di potere, per cui uno dei due prevarica e 
l’altro subisce.  
                                                                                                                                          
Edizioni La Meridiana, Molfetta (BA), 2007, pag. 16. 
6
  Cfr. Concetta Epasto, Op. Cit., pagg. 16-17. 
7
 Cfr. Zbigniew Formella-Alessandro Ricci, Il disagio adolescenziale. Tra aggressività, bullismo e 
cyberbullismo, Las, Roma, 2010, pag. 46. 
8
 Luisa Piarulli-Paola Damiani, Il bullismo non esiste. Una questione pedagogica, Edizioni La 
Rondine, Catanzaro, 2010, pag. 42.
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Informazioni tesi

  Autore: Milena Empolo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Concetta Epasto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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