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Concerto per musica cromatica

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Anteprima della tesi: Concerto per musica cromatica, Pagina 5
su una base fisica: poiché le vibrazioni luminose producevano il colore e le vibrazioni dell’aria 
producevano il  suono. Di conseguenza i  colori,  come i  suoni,  dovevano avere una loro altezza, 
intensità e timbro, e malgrado i due fenomeni fossero di natura diversa, dovevano possedere una 
base di identità comune. Nell'Opticks, il risultato della scomposizione prismatica è rappresentato 
dalla seguente serie (che come tale figurerà nel disco destinato a mostrare la sua ricomposizione nel 
bianco): rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, violetto. L'effetto della divisione dello spettro 
appare  all'osservatore  come uno sfumato  continuo:  tra  un  colore  e  l'altro  si  potrebbero  isolare 
infinite  gradazioni.  Il  fatto  di  identificare  un  numero  limitato  corrisponde  a  una  tendenza  alla 
riduzione  che  segna  la  storia  del  problema  fin  dalle  sue  origini,  ovvero  la  richiesta  di 
un'individuazione di colori semplici necessari a spiegare tutte le possibili composizioni. 16 
Castel dunque, ispirandosi allo scritto di Newton, (Traitè d’optique sur les réflexions, réfractions,  
inflexions et les couleurs de la lumière, Parigi 1722) ideò e costruì uno strumento capace di far 
corrispondere  suoni  e  colori,  dal  nome  “Clavecin  Oculaire”  (di  cui  però  non  si  hanno 
documentazioni certe della realizzazione effettiva dello strumento). Tale 'clavicembalo'  aveva i tasti 
collegati meccanicamente e dei piccoli recipienti contenenti polveri colorate. Lo studio si basava 
sulla presunta corrispondenza tra la triade di tonica e i tre colori fondamentali (blu, rosso e giallo), i 
tre suoni dell’accordo di do maggiore corrispondevano ai tre colori primari: do-blu, mi-giallo, sol-
rosso, ed illustrò il suo sistema in Nouvelles expèriences d’optique et d’acustique (1735)17.
Ma è proprio nel Novembre 1725 che le teorie incominciarono a prender forma e composizione. In 
quel mese sul “Mercure de France” apparve un progetto la cui ambizione è visibile fin dal titolo: 
Clavecin  pour  les  yeux,  avec  l'art  de  peindre  les  sons,  et  toutes  sortes  de  pièces  de  musique 
(Clavicembalo per gli occhi, con l'arte di pitturare i suoni, e  ogni sorta di pezzi musicali). L'autore, 
il gesuita Louis Bertrand Castel era un matematico di carriera e studioso dagli svariati interessi. Fin 
dal suo primo scritto pubblicato nel 1720 sui “Mémoiures de Trévoux”, si era dedicato al tema 
rifrazione della luce e, nel 1723, aveva recensito la traduzione francese del testo di Newton. Non 
meno significativa  la  sua  attenzione  per  la  musica,  documentata  dalle  recensioni  dei  trattati  di 
Rameau (Traité de l'harmonie réduite à ses principes natureles, nouveaux principes, 1722). Il fine 
del suo progetto è duplice, insieme scientifico ed estetico: mostrare come si può rendere i suoni 
sensibili alla vista e fare così in modo che un sordo possa godere e giudicare delle bellezze della 
musica, né più né meno di colui che sente. A lui si fanno riferimento le prime ricerche di rilevo in 
questo campo e al tentativo preciso di individuare delle corrispondenze oggettive tra suono e luce-
16  Alessandro Arbo - Suono e colore nell'estetica illuminista, in Figure del Suono: filosofia, scienza e teoria del suono  
nella storia, a cura di Riccardo Martinelli, Bologna,  Il Mulino, 2005, p. 269-293 
17 Voce 'Clavecin', Enciclopedia della Musica, Rizzoli-Ricordi, Milano 1972, II, p.119
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Concerto per musica cromatica

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Campolese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Disegno industriale
  Relatore: Giorgio Verdiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

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