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Concerto per musica cromatica

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Anteprima della tesi: Concerto per musica cromatica, Pagina 7
quel manoscritto (dal quale sarebbe nata la  Génération harmonique, 1737). Questa e altre letture 
accesero la fantasia speculativa del gesuita.20
A livello prettamente tecnico, per il nuovo strumento Castel concepì un'estensione chiaroscurale di 
dodici ottave, per un totale di 144 semitoni/colori, il tutto da ottenersi con una complessa meccanica 
collegata a pezzi di carta, stoffe, nastri, fili. Le conseguenze che il “don Quichotte dei matematici” 
(è l'appellativo che gli fu dato da Voltaire) avrebbe tratto dalla sua invenzione si possono riassumere 
in poche parole: se in natura i colori essenziali sono tre (Castel ritiene di averlo “dimostrato” a  
sufficienza)  altrettanti  dovranno essere  i  suoni  che qualificano un tono,  mentre  tutti  gli  altri  si 
devono a una forma di “supplenza” dell'immaginazione.  I  dubbi  che si  potrebbero sollevare su 
questa e su molte altre osservazioni non impedirono all'invenzione di Castel di raggiungere fama 
europea. Negli anni Trenta una versione dello strumento era stata presentata a Londra e, tra l'altro, 
aveva  attirato  l'attenzione  di  George  Philipp  Telemann,  che  tradusse  il Mémoire dal  gesuita  in 
tedesco 21. Il “clavécin oculaire”, fu progenitore di numerosi strumenti analoghi, concepiti nei secoli 
successivi. Nel corso del Settecento e dell'Ottocento, furono inventati e prodotti in Europa un gran 
numero  di  strumenti  di  musica  cromatica,  con  i  nomi  più  diversi.  Il  fenomeno  ebbe  un' 
accelerazione  e  una  crescita  con  la  diffusione  dell'elettricità  nell'ultimo  quarto  dell'Ottocento; 
periodo in cui vennero creati diversi “organi a colori”, tra cui quelli degli inglesi Bainbridge Bishop 
e Wallace Rimington, con i quali si cercarono nuovi criteri di traduzione dei suoni in luce colorata. 
Alcuni  di  questi  dispositivi  costituiscono,  tra  l'altro,  delle  rudimentali  anticipazioni  dei  sistemi 
teatrali di regolazione delle intensità luminose.22
Ciò  che  riguarda  tutta  la  ricerca  dell'inventore  Bainbridge  Bishop  la  ritroviamo  nel  testo  che 
pubblicò nel 1893 chiamato A Souvenir of the Color Organ, with Some Suggestions in Regard to the  
Soul  of  the  Rainbow  and  the  Harmony  of  Ligh.  Nel  suo  scritto  Bishop  introduce  lo  studio 
declamando:
“MUCH has been written concerning the analogy which is thought to exist between  
music and color, even as far back as Aristotle, who wrote, "Colors may mutually relate  
like musical concords, for their pleasantest arrangements, like those concords, mutually  
proportionate. Many writers, artists, and others up to the present time have theorized  
on this subject. Some have proposed instruments to carry their ideas into effect; but no  
practical color-instrument was ever known to be built. From all that had been written, a  
satisfactory analogy between color and music did not materialize, and the subject  
20  Alessandro Arbo - Suono e colore nell'estetica illuminista, in Figure del Suono: filosofia, scienza e teoria del suono  
nella storia, a cura di Riccardo Martinelli, Bologna,  Il Mulino, 2005, pp. 269-293 
21 Ibidem
22 Fabrizio Crisafulli - Luce Attiva, Questioni della luce nel teatro contemporaneo, Pisa, Tivillus Edizioni 2007
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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Campolese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Disegno industriale
  Relatore: Giorgio Verdiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

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