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Congedo di maternità e paternità, congedi parentali e strategie di conciliazione

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Anteprima della tesi: Congedo di maternità e paternità, congedi parentali e strategie di conciliazione, Pagina 3
La prima, motivata dall’esigenza di tutelare la salute della donna e del feto nell’ultimo periodo della 
gravidanza, consiste nel godimento di un periodo pari a due mesi precedente al parto decorrendo a 
partire da due mesi prima della data presunta del parto indicata nel certificato e titolare di questo 
diritto è la sola lavoratrice gestante. 
La seconda fattispecie, giustificata dal bisogno di particolari cure del neonato o del bambino accolto 
nella famiglia adottiva o affidataria, consiste nel godimento di un periodo di sospensione del 
rapporto di lavoro successivo al parto o all’inserimento nella famiglia, il quale decorre diversamente 
a seconda che la lavoratrice interessata sia madre naturale o adottiva. Nel primo caso questo periodo 
decorre dal giorno della data presunta del parto prolungandosi per un tempo anche superiore ai tre 
mesi canonici a seconda di quando si sia verificata la nascita del bambino; ciò riguarda l’ipotesi in 
cui il parto avvenga in un momento antecedente la data indicata nel certificato, parto prematuro, 
ipotesi per la quale si è previsto che la lavoratrice abbia diritto a fruire, successivamente alla nascita 
del bambino e cumulandoli ai tre mesi di astensione post partum, dei giorni di astensione pre-parto 
non goduti. Invece, per quanto riguarda la madre adottiva o affidataria, la fruibilità dell’astensione 
può iniziare dal giorno dell’effettivo ingresso del bambino nella famiglia, prolungandosi per tre 
mesi esatti
5
. 
Prima dell’inizio del periodo di interdizione dal lavoro di 5 mesi, esattamente prima del 
compimento del settimo mese di gravidanza, la lavoratrice deve consegnare al datore di lavoro e 
all’INPS, il certificato medico indicante la data presunta del parto. Questa certificazione è conditio 
sine qua non per l’erogazione dell’indennità di maternità per il periodo di astensione obbligatoria. 
Il periodo di 5 mesi di astensione dal lavoro può essere fruito in vari modi, secondo una flessibilità 
concessa alla donna e, soprattutto, in relazione alle condizioni di quest’ultima e del nascituro 
durante la gestazione. La gestante può decidere di fruire del diritto, anziché con la formula “due più 
tre”, ovvero due mesi di astensione prima della data presunta del parto e tre dopo questo, con la 
formula “uno più quattro”, cioè optando per la posticipazione di un mese dell’inizio dell’astensione, 
sospendendo la propria prestazione lavorativa un mese prima della data presunta del parto e fruendo 
dei restanti quattro mesi a decorrere dalla medesima data, questa alternativa è sorretta da cautele a 
garanzia della salute della lavoratrice e del nascituro: in questo caso è necessario che il medico 
specialista del Servizio Sanitario Nazionale e quello competente ai fini della prevenzione e tutela 
della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della 
                                                           
5
 Del Punta R., Lazzeroni L., Vallauri M.L., (2000), I congedi parentali, in Le modifiche al regime dell’astensione 
obbligatoria; la fattispecie del parto prematuro e la “flessibilizzazione” del periodo di astensione,Milano: Il Sole 24 Ore, 
pag. 17-18-19. 
6
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Informazioni tesi

  Autore: Perla Colzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Claudia Faleri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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