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Consenso e rifiuto informati al trattamento medico

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Anteprima della tesi: Consenso e rifiuto informati al trattamento medico, Pagina 6
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paziente il requisito indispensabile per la validità dell’atto medico in particolari settori 
della medicina come le pratiche trasfusionali, la lotta contro l’AIDS e la 
sperimentazione dei farmaci sull’uomo; l’affermazione di questo principio in ogni altro 
ambito della medicina, come fondamento della relazione fra medico e paziente, segna il 
definitivo superamento del modello tradizionale, legato al paternalismo e alla centralità 
del medico, stabilendo la supremazia del volere del paziente che è libero di 
autodeterminarsi e scegliere come e se farsi curare. 
Sempre in tema di sperimentazione, in attuazione della direttiva 2001/20/CE relativa 
all’applicazione della  “Good Clinical Practice”
4
, è stato emanato il d.lgs. 24 giugno 
2003, n. 211, che all’art. 1 definisce il consenso informato come la “decisione di un 
soggetto candidato ad essere incluso in una sperimentazione, scritta, datata e firmata, 
presa spontaneamente, dopo esaustiva informazione circa la natura, il significato, le 
conseguenze e i rischi della sperimentazione e dopo avere ricevuto la relativa 
documentazione appropriata”. Per quanto riguarda poi la capacità di esprimere il 
consenso, “qualora si tratti di una persona che non è in grado di farlo, il consenso è 
espresso dal suo legale rappresentante o da una autorità, persona o organismo nel 
rispetto delle disposizioni normative vigenti in materia”.   
Recentissimo è poi il riferimento al consenso contenuto nella travagliata legge n. 40 
del 2004, in materia di procreazione medicalmente assistita, avente il fine di disciplinare 
meglio i delicati rapporti tra le coppie che decidano di far ricorso alle tecniche di 
fecondazione artificiale omologa e le strutture sanitarie a ciò abilitate. 
Da una ricognizione sommaria dei dati normativi in questione a livello di 
legislazione ordinaria si evidenzia come, nonostante un esteso numero di disposizioni 
settoriali, talvolta forse anche troppo minuziose, manca tuttavia una previsione 
legislativa generale che prescriva per il medico la necessità di informare il paziente ed 
acquisire il suo consenso prima di sottoporlo a qualunque intervento. 
Ad una simile mancanza il legislatore sta tentando di porre rimedio considerando che 
il 26 marzo 2009 è stato approvato dal Senato un disegno di legge in materia di alleanza 
                                                           
4
 La Good Clinical Practice (o GCP) è uno standard internazionale di etica e di qualità necessari alla progettazione, 
alla conduzione, alla registrazione ed alle modalità di relazione degli studi clinici che interessano soggetti umani. Il 
compito di definire questi standard, che i governi dei singoli paesi possono implementare nelle legislazioni locali 
riguardanti gli studi clinici su soggetti umani, è svolto dalla Conferenza Internazionale sull'Armonizzazione (ICH), 
organismo internazionale, cui aderiscono i paesi dell'Unione Europea, gli Stati Uniti d'America ed il Giappone). Le 
linee guida di Buona Pratica Clinica definiscono la protezione dei diritti degli esseri umani in quanto soggetti di studi 
clinici e forniscono altresì assicurazioni circa l'attendibilità dei dati relativi agli studi clinici stessi.
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Valerio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Angelo Carmona
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 246

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