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Correlati neurali dell'empatia per il dolore altrui

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Anteprima della tesi: Correlati neurali dell'empatia per il dolore altrui, Pagina 2
INTRODUZIONE
Il termine “empatia” (empathy) venne introdotto dallo psicologo americano 
Titchener nel 1909, per tradurre la parola tedesca Einfuhlung, originariamente utilizzata in 
un contesto filosofico-estetico. La parola ebbe una certa fortuna perché permetteva di 
designare un insieme di scambi comunicativi di tipo affettivo che non erano compresi nel 
concetto di simpatia. Quest'ultimo infatti è più adatto a descrivere un atteggiamento di 
attenzione, premura o semplicemente interesse verso qualcuno, indipendentemente dallo 
stato d'animo in cui egli si trova. Con l'empatia abbiamo a disposizione un repertorio di 
stati cognitivi-affettivi (e quindi spesso comportamentali) che ci consentono di 
sintonizzarci, in qualche modo e con una certa intensità, con le emozioni e i sentimenti 
delle altre persone, cioè di capire cosa stanno provando, provare un'emozione vicaria 
molto simile e, eventualmente, metterci completamente nei panni del nostro interlocutore. 
Fin dall'origine delle teorizzazioni sull'empatia si poneva l'accento sugli aspetti affettivi, 
cioè provare un sentimento vicario che corrisponde a quello della persona con cui ci 
relazioniamo pur non trovandoci assolutamente nella sua situazione o condizione, la qual 
cosa presupponeva una comprensione implicita o esplicita delle emozioni o sentimenti 
altrui ma non era necessaria la condizione di assunzione del punto di vista dell'altro. A 
partire dagli anni '60 del secolo scorso, con la fioritura degli studi cognitivi anche nel 
campo delle emozioni, si pose l'accento sugli aspetti appunto cognitivi dell'empatia, dalla 
percezione dell'altro, l'intermediazione simbolica del linguaggio, fino alla capacità di 
assumere il punto di vista dell'altro e percepire la realtà come egli la percepisce. Nello 
stesso periodo anche altre categorie di psicologi e ricercatori avevano sentito l'esigenza di 
definire, categorizzare e misurare il costrutto dell'empatia: gli psicologi dello sviluppo si 
ponevano la questione inserendola nel quadro ben più complesso dell'origine e 
differenziazione delle emozioni oltre che del loro riconoscimento e imitazione da parte del 
neonato e dell'infante; gli psicoterapeuti erano interessati a differenziare l'empatia da altre 
forme di comunicazione affettiva e di capire che ruolo avesse nella terapia. Gli psicologi 
clinici e psichiatri si chiedevano se un deficit di empatia fosse la causa o l'effetto di alcuni 
gravi disturbi come la sindrome autistica o la psicopatia criminale, ma proprio per 
rispondere a questa domanda occorreva definire meglio l'empatia e possibilmente 
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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Andrenelli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2012-13
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Cristiano Castelfranchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

FAQ

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