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Costruzione collaborativa di un artefatto in contesti blended: due casi di studio

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Anteprima della tesi: Costruzione collaborativa di un artefatto in contesti blended: due casi di studio, Pagina 12
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1.3  Il concetto di artefatto 
Nella Computer Mediated Communication, negli strumenti quali posta elettronica, forum, blog, 
newsgroup, mailing list e in tutti i diversi sistemi di comunicazione sincronica e asincronica resi 
possibili dalla sinergia computer-Internet,  
“gli individui che partecipano alle interazioni on-line sono come nodi di una rete, interconnessi tra 
loro in uno spazio senza limiti legati al tempo, al territorio, alle differenze fisiche, culturali e sociali. 
L‟assetto reticolare della comunicazione nell‟ambiente virtuale diviene un luogo in cui, attraverso la 
libera espressione e la partecipazione attiva dei suoi abitanti, si co-costruisce conoscenza e si 
produce cultura. Il computer e Internet diventano quindi strumenti culturali attraverso i quali 
intervenire e modificare la realtà” (Ferrarini, 2008, p. 1).   
Il termine artefatto, data la sua stessa natura, riserva connotazioni ampie e variegate spesso dai 
confini sfumati, è un termine quindi poliedrico e interdisciplinare, i cui valori cambiano, ma mai 
vengono sminuiti, a seconda del contesto. 
Riprendendo il pensiero di Smorti (2007) rispetto all‟esperienza dell‟uomo nella relazione tra mente 
e cultura, emerge come, sin dall‟antichità, la costruzione e l‟utilizzo degli artefatti garantivano 
l‟acquisizione di un sapere pratico e teorico da barattare con gli altri membri della società. Tale 
scambio di informazioni favoriva la costruzione di un sistema di conoscenze necessarie allo 
sviluppo economico e sociale della comunità. “Ma lo strumento, mentre modifica l‟ambiente, 
trasforma anche l‟uomo. Esso diventa il prolungamento del corpo e della mente, qualcosa che 
amplia i confini della persona e che rende ambigua qualsiasi distinzione netta tra il Sé e 
l‟ambiente”(p. 38). 
Wartofsky (1979), in un saggio su Perception, Representation and The Forms of Action: Toward an 
Historical Epistemology, definisce gli artefatti come “oggettificazione di bisogni e intenzioni umane 
investite in contenuti affettivo-cognitivi”(p. 65) e successivamente distingue, tra i prodotti esterni 
all‟attività collettiva della specie umana, gli artefatti primari, secondari e terziari. 
“Ciò che costituisce una forma tipicamente umana di azione è la creazione e l‟uso di artefatti, come 
strumenti, nella produzione dei mezzi di esistenza e nella riproduzione della specie. Gli artefatti 
primari sono quelli usati direttamente in questa produzione; gli artefatti secondari sono quelli usati 
nella conversazione e nella trasmissione delle abilità, dei modi di azione e delle prassi acquisite e 
per mezzo delle quali è realizzata questa produzione. Gli artefatti secondari sono quindi 
rappresentazioni di questi modi di azione” (p. 68). 
L‟analisi storica mostra che il complesso degli artefatti primari e secondari forma la base per lo 
sviluppo di un‟altra classe di artefatti, gli artefatti terziari
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Informazioni tesi

  Autore: Rosamaria Rodio
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Psicologia dell'organizzazione e della comunicazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Maria Beatrice Ligorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

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