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Cybercrime. Analisi empirica e normativa dei reati informatici. La cooperazione internazionale.

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Secondo una prassi sempre più difusa, l'autore dell'intrusione comunica al titolare legittimo del computer o della banca dati di aver individuato una falla nella protezione del sistema e di possedere, di conseguenza, la soluzione al problema, che sarà fornita dietro pagamento di un elevato corrispettivo. Fatta eccezione per i rarissimi casi di segnalazioni gratuite e disinteressate, tale comunicazione ha finalità ricattatorie: se il proprietario del computer non provvede a pagare l' hacker per risolvere il difetto di protezione, infatti, quest'ultimo lo minaccia di immettere nel sistema violato un virus distruttivo, per bloccarne definitivamente il funzionamento. Negli Stati Uniti questa nuova forma di estorsione è documentata soprattutto presso le grandi aziende, le quali, pur di non difondere nel pubblico la notizia negativa di una falla nella sicurezza informatica, sono disposte a pagare immediatamente gli hacker che le minacciano 12 . In Italia non si conoscono ancora casi del genere, dato che nei resoconti sulla sicurezza informatica delle imprese vengono riportate in generale le violazioni delle misure di protezione 13 , senza specificare se contestualmente vi siano stati o meno comportamenti di minaccia o estorsione. I metodi con cui sono attuate le intrusioni nei sistemi informatici sono molto vari, da quelli rudimentali ai più sofisticati; sebbene gli accessi abusivi più insidiosi a sistemi informatici siano compiuti a distanza, per esempio da hackers entrati illegalmente nella medesima connessione Internet del computer bersaglio, sono decisamente più frequenti le violazioni commesse in loco sulle macchine aziendali, da parte di dipendenti insoddisfatti o da poco licenziati 14 . In quest'ultimo caso, non servono spiccate doti informatiche per intervenire abusivamente sui sofware: l'autore può detenere una password o un account personale, oppure sfruttare il codice di accesso di un collega, dato che è purtroppo prassi afermata nei posti di lavoro quella di lasciare sempre aperti gli account, sia per risparmiare tempo, sia per pura distrazione. Qualora il soggetto non possieda già lecitamente una password e non possa impiegare direttamente quella altrui, si aprono varie alternative, poste secondo una scala crescente di difficoltà tecnica. Il modo più rapido e agevole è senza dubbio il cd. should surfing 15 , letteralmente la “sbirciata alle spalle”. In efetti di ciò si tratta: basta porsi dietro il titolare legittimo di un codice di accesso e osservarlo mentre lo digita sul dispositivo; questa attività richiede comunque una buona memoria, essendo necessario tenere a mente l'esatto ordine dei simboli alfanumerici visualizzati. I luoghi preferiti dagli autori sono gli sportelli Bancomat e i terminali POS nei conforme si vedano: M OORE R., Cybercrime: investigating high-technology computer crime, LexisNexis Publication, 2005, p. 24 s.; S MITH R. G., G RABOSKY P., U RBAS G., Cyber criminals on trial, Cambridge, 2004, p. 31 s.; nella dottrina italiana, SALVADORI I., Hacking, cracking e nuove forme di attacco ai sistemi d’informazione. Profili di diritto penale e prospettive de jure condendo, in Ciber. Dir., 2008, n. 9, p. 344. 12 M OORE R., Cybercrime: investigating high-technology computer crime, cit., p. 37; 13 Cfr. il Rapporto Symantec sulla sicurezza informatica 2010 , consultabile su Internet all'indirizzo: http://www.symantec.com/content/en/us/about/presskits/SES_report_Feb2010.pdf 14 M AJID Y., Cybercrime and society, London, 2006, p. 159; 15 Documentato da CLIFFORD R. D. (editing), Cybercrime: the investigation, prosecution and defense of a computer-related crime, p. 193; 11
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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Spinosa
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Scuola Sup. di Studi Univ. e Perfezionamento S.Anna di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Tullio Padovani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

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