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Determinanti della stabilità macroeconomica in Argentina: il ruolo della struttura dell’export e del tasso di cambio

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stato disarticolato lo Stato, sono scomparse le imprese pubbliche e la corruzione è stata sistematica 
(nel 2002 ha ricoperto la posizione numero 70 su 102 paesi come evidenziato dal Corruption 
Perception Index elaborato da Transparancy International) 
 
A livello economico e sociale, il prodotto interno lordo per abitante (a prezzi costanti)
 3
 nel 2002 è 
stato inferiore del 12% rispetto a quello esistente nel 1975; la disoccupazione ufficiale, che nel 1976 
era del 4,5% della popolazione economicamente attiva, è arrivata al 23% nel 2002; il settore 
industriale nel 1976 produceva il 32% del prodotto interno lordo, mentre nel 2000 scese al 16%; vi 
erano 18 milioni di poveri (il 51% della popolazione totale), dei quali 8 milioni indigenti (non 
riescono a coprire le spese per l’alimentazione). 
I risultati economici dei tre modelli, misurati in base al prodotto per abitante, mostrano che 
l’Argentina agraria (1890-1945) è cresciuta annualmente dell’1,29%; quella industriale (1945-1976) 
del 2,10%; e quella della rendita finanziaria (1976 fino al 2000) dello 0,24%. Questi dati appaiono 
nello studio dell’OECD realizzato da Angus Maddison fino al 1994, completato con dati della 
CEPAL fino al 2000. 
 
Dopo il secondo conflitto mondiale, l’Argentina costituiva il paese-guida dell’America Latina, 
diversamente, oggi il baricentro e il polo di attrazione del continente è divenuto il Brasile. 
Quest’ultimo ha assunto una posizione più moderata e collaborativa nei riguardi degli USA rispetto 
a quella dell’Argentina di K.F. Kirchner, la quale - influenzata dal populismo peronista - è portata 
ad allinearsi con i fautori della cosiddetta “rivoluzione Bolivariana 
4
”, rappresentati dal presidente 
venezuelano Chávez e dal boliviano Morales. 
	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
   	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
   	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
   	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
   	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
  	
   	
  
asiatica e il boom delle borse a partire da Wall Street, facevano confluire i capitali mondiali verso i centri di accumulazione 
finanziaria anglo-americani; 3) la parità col dollaro eliminava l'iper-inflazione ma impediva che il valore delle merci prodotte in 
Argentina si confrontasse, tramite un equivalente-denaro nazionale, con le altre merci sul mercato estero: in pratica gli argentini 
producevano in pesos e scambiavano sul mercato estero in dollari. Ciò impediva l'adattarsi del prezzo al valore, e la riforma 
monetaria poté funzionare soltanto sulla carta. Infatti, secondo la legge del valore, solo se si produce alle stesse condizioni dei paesi 
concorrenti e solo se si mantiene una bilancia commerciale in perfetto equilibrio la parità può funzionare. 
3
 tale espediente è adottato al fine di superare le difficoltà che potrebbero sorgere dalla non omogeneità dei prezzi nel tempo a causa 
degli effetti inflazionistici; adottando un unico sistema di prezzi riferito ad un determinato anno si rende possibile comparare nel 
tempo le variazioni reali intervenute nell'aumento del prodotto nazionale.  
4
 La "rivoluzione bolivariana": si riferisce a un movimento sociale e ad un processo politico di sinistra in Venezuela guidata dal 
presidente venezuelano Hugo Chávez, fondatore del Movimento Quinta Repubblica (sostituito dal Partito Socialista Unito del 
Venezuela nel 2007). La "rivoluzione bolivariana" prende il nome da Simón Bolívar, leader rivoluzionario del Venezuela e 
dell’America latina del 19 °, distintosi nelle guerre di indipendenza ispano-americana per raggiungere l'indipendenza della maggior 
parte del nord dell’America Latina dal dominio spagnolo. Secondo Chávez e altri sostenitori, la "rivoluzione bolivariana" cerca di 
costruire un movimento di massa per attuare la politica Bolivariana: la democrazia popolare, l'indipendenza economica e la 
distribuzione equa dei ricavi in Venezuela. Essi interpretano le idee di Bolívar da una prospettiva socialista.
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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Vullo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Paolo Vanin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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