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Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Necessità di un ambiente ''abilitante''

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Anteprima della tesi: Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Necessità di un ambiente ''abilitante'', Pagina 5
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In Italia dal 2006/07, si è presa come punto di riferimento la Consensus Conference: una 
metodologia che, usufruendo della vasta letteratura internazionale, fornisce 
raccomandazioni cliniche basate sui più aggiornati dati scientifici, adattati al contesto 
italiano secondo il giudizio di una giuria multidisciplinare, rappresentativa dei diversi 
approcci e interessi al tema (Palumbo, 2010). 
All’interno di queste conferenze i DSA sono stati così definiti: 
 
“Si tratta di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento 
intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici. Le 
disfunzioni neurobiologiche alla base dei disturbi interferiscono con il normale processo di acquisizione 
della lettura, della scrittura e del calcolo. I fattori ambientali -rappresentati dalla scuola, dall’ambiente 
familiare e dal contesto sociale- si intrecciano con quelli neurobiologici e contribuiscono a determinare 
il fenotipo del disturbo e un maggiore o minore disadattamento” 
(Consensus Conference, Roma 6-7 Dicembre 2010). 
 
Questa tesi parte proprio da questi presupposti: prende come assunto il fatto che 
l’eziologia del disturbo sia riconducibile a fattori biologici, nonostante il dibattito a 
riguardo sia tuttora aperto, e che l’ambiente influisce non tanto sul disturbo in sé, 
quanto sulla capacità di arginare le conseguenze che ne scaturiscono. 
Inizialmente le ricerche sui DSA (conosciuti all’epoca solo con la terminologia inglese 
Learning disabilities) si sono concentrate su due punti fondamentali: il criterio di 
discrepanza e i fattori di esclusione, entrambi indispensabili per generare una diagnosi 
(Mercer e coll., 1985; Rovetto, 1987; Cornoldi, 1991; Rapaport e Ismond, 2000). 
Con il primo criterio si intende la discrepanza tra abilità nel dominio specifico 
interessato (deficitaria in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata) e 
l’intelligenza generale (adeguata per l’età cronologica). 
I fattori di esclusione indicano che si può sostenere l’esistenza di un disturbo 
dell’apprendimento dopo aver escluso che una specifica difficoltà (per es., nella lettura) 
non è dovuta a una particolare condizione medica (per es., un deficit uditivo) o 
psicologica (per es. un ritardo mentale) o sociale (per es. un’educazione gravemente 
inadeguata) (Consensus Conference, 2007; Celi, 2002). 
Al giorno d’oggi, benché costituiscano ancora le linee base per la diagnosi, l’attenzione 
ai fattori di esclusione è calata, persino il criterio di discrepanza sta andando incontro a 
dei cambiamenti. Le proposte di revisione del DSM-IV (per la stesura del DSM-V) 
prevedono, infatti, un ridimensionamento dell’importanza data al QI
3
. 
                                                           
3
 QI: Quoziente Intellettivo.
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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Cau
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Donatella Rita Petretto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

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