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Domande di socialità e riqualificazione urbana. Una mappa delle attività degli Spazi Sociali Autogestiti di Roma

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2 
2. Spazi sociali autogestiti  
 
Definire gli spazi sociali autogestiti, comunemente detti centri sociali, non è semplice: nel 
riferirci ad essi indichiamo infatti sia i gruppi sociali, sia gli spazi in cui questi svolgono la 
loro attività (Dines, 1999). In prima istanza, gli spazi sociali autogestiti sono attori collettivi, 
presenti soprattutto nelle aree metropolitane, la cui nascita coincide con l’appropriazione di 
uno spazio al quale, in seguito, la loro esistenza si lega.  
L’appropriazione dello spazio avviene attraverso l’occupazione: una pratica illegale, 
organizzata e collettiva, a cui si fa risalire la nascita dei primi centri sociali negli anni ’70 e 
‘80.  Gli edifici occupati sono per la maggior parte in stato di abbandono: ex fabbriche, ex 
scuole, ex magazzini, ex strutture manicomiali, o edifici in disuso di proprietà 
dell’amministrazione locale. In alcuni casi, l’occupazione è una forma di resistenza ad 
attività speculative private ritenute dannose per il territorio
1
 o alla destinazione d’uso 
dell’edificio decisa dall’amministrazione
2
.  
L’appropriazione non si esaurisce però nell’atto dell’occupazione, bensì si consolida 
attraverso un processo collettivo di recupero e riutilizzo dello spazio, al fine di renderlo una 
risorsa per la collettività dove poter realizzare attività politiche, sociali e culturali (Piazza, 
2012). L’occupazione diviene dunque << forma di sottrazione al degrado metropolitano di spazi di 
vita >> (Berzano e Gallini, 2000: 15) e andrebbe definita non solo in quanto atto illegale, ma 
come forma consapevole di disobbedienza civile (Thoreau, 2018).  
La nascita degli spazi sociali autogestiti non avviene per caso a partire dagli anni ’70. 
Pierpaolo Mudu la riconduce alla << crisi sociale causata dalla transizione dal fordismo 
all’attuale regime di accumulazione flessibile [T.D.A.] >> (2004: 935) e alla riduzione drastica 
degli spazi pubblici e dei luoghi d’incontro tradizionali che ne è derivata
3
. È il periodo in 
cui comincia, fra l’altro, il declino dei partiti politici tradizionali, mentre alcuni movimenti 
 
1
 Un esempio è il Nuovo Cinema Palazzo, occupato per impedire la costruzione di un Casinò nel, già deturpato, 
quartiere di San Lorenzo.  
2
 Ad esempio, l’ o cc u p az io n e del Casale Alba 2 nasce per sottrarre l’ ed if icio alla destinazione d ’ u s o come struttura 
detentiva per donne incarcerate con minori a carico, che avrebbe portato alla cementificazione e alla militarizzazione 
d ell’ ar ea all’ in ter n o del Parco di Aguzzano.  
3
 Vincenzo Ruggiero (2000) aggiunge << When production is dispersed, and work relations are atonomised, the search 
for solidarity, discussion and political socialization is carried out outside the workplace>> (Ruggiero, 2000: 176). La 
radice storica più remota dei centri sociali è stata infatti individuata in associazioni dei lavoratori quali le società di 
mutuo aiuto e, in particolare, le Case del Popolo (Mudu, 2004).
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Informazioni tesi

  Autore: Selene Greco
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione
  Corso: Cooperazione Internazionale e Sviluppo
  Relatore: Carmelo Lombardo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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Parole chiave

movimenti sociali
sviluppo locale
riqualificazione urbana
socialità
locale
movimenti politici
autogestione
azione sociale
centri sociali
collettività

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