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Etica e tutela dei diritti degli animali domestici

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Anteprima della tesi: Etica e tutela dei diritti degli animali domestici, Pagina 7
Dicevano che gli animali non sono altro che orologi, che i lamenti con cui reagiscono alle percosse 
sono solo il rumore di una piccola molla che è stata sollecitata, e che nel loro corpo non c'è posto 
per i sentimenti. Essi immobilizzavano quei poveri animali su delle tavole di legno inchiodando le 
loro zampe e li vivisezionavano per poter osservare la circolazione del sangue che era allora oggetto 
di vivaci controversie”8. 
 Tra la visione cartesiana e quella dei filosofi appartenenti al Movimento dei diritti degli 
animali (che verrà illustrata più avanti), potremmo collocare la posizione del filosofo tedesco 
Immanuel Kant (1724 - 1804), sostenitore della teoria dei “doveri indiretti”, accennata 
precedentemente analizzando il pensiero tomista. 
 Per comprendere tale teoria si può fare l'esempio di una persona che prende a calci un gatto: 
questi ha compiuto un atto sbagliato, non tanto nei confronti del gatto ma nei confronti del suo 
padrone, in primis ledendo una sua proprietà ed inoltre arrecandogli un dispiacere in conseguenza di 
questa azione. Il danneggiato è perciò il padrone dell'animale ed i doveri che ognuno ha nei 
confronti dell'animale sono in realtà doveri indiretti verso il suo padrone. 
 La posizione kantiana, pur essendo meno rigida verso gli animali rispetto a quella cartesiana, 
è comunque antropocentrica: egli vede l'uomo come un essere razionale, capace di discernere, 
meritevole di rispetto e titolare di diritti. L'antitesi di questo essere è una cosa. 
 Tuttavia, nello scritto Dei doveri verso gli animali e gli spiriti non dichiara mai 
esplicitamente quello che la sua teoria implicitamente sostiene, e cioè che gli animali sono cose. Al 
massimo afferma che gli animali “non hanno consapevolezza di sè e che sono semplicemente dei 
mezzi per uno scopo”, condannando comunque ogni crudeltà nei loro confronti. Tale condanna però 
non è giustificata dal riconoscimento di un qualche diritto verso gli animali, ma dal timore che un 
tale comportamento venga ripetuto nei confronti degli umani. 
 Infatti, scorrendo lo scritto sucitato, si legge “...e l'uomo essendo il fine, non vi sono verso 
essi (gli animali) doveri diretti, ma solo doveri indiretti verso l'umanità. Poichè gli animali 
possiedono una natura analoga a quella degli uomini, osservando dei doveri verso essi osserviamo 
dei doveri verso l'umanità, promuovendo con ciò i doveri che la riguardano (...). Chi perciò facesse 
uccidere il proprio cane, non agirebbe affatto contro i doveri riguardanti i cani, i quali sono 
sprovvisti di giudizio, ma lederebbe nella loro intrinseca natura quella socialità e umanità che 
occorre rispettare nella pratica dei doveri verso il genere umano. Per non distruggerla, l'uomo deve 
mostrare bontà di cuore verso gli animali, perciò chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto 
insensibile verso gli uomini”9. 
                                                                                                                                                                  
7
 R. DESCARTES, Gli animali sono macchine, in Discorso sul metodo, SEI, Torino, 1978, pp. 88-93. 
8
 L. ROSENFIELD Choen, From Beast-Machine to Men-Machine, Columbia University Press, New           York, 
1988. 
9
 I. KANT, Dei doveri verso gli animali e gli spiriti, in Lezioni di etica, Laterza, Bari, 1971, pp. 273-274.  
9

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Etica e tutela dei diritti degli animali domestici

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Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Oreggia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Paolo Comanducci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

FAQ

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Parole chiave

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diritti animali
etica animali
giurisprudenza animali
legislazione animali domestici
rapporto uomo animale

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