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Figli contesi e conflittualità genitoriale dopo la legge sull'affido condiviso - Il ruolo del diritto e della psicologia nella composizione del conflitto

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Nei procedimenti di separazione e di divorzio conclusi con il rito consensuale il ricorso 
all’affidamento condiviso risulta, comprensibilmente, piø frequente, in quanto disposto per il 
42,2% dei minori. La percentuale scende al 18,9% nelle procedure giudiziali. 
Rispetto all’anno precedente, nel 2006 la quota di coniugi che si sono separati senza l’aiuto di 
un avvocato diminuisce, passando dal 17,8% del 2005 al 14,2% del 2006. Questa flessione va 
interpretata alla luce dell’adeguamento dei tribunali alle modifiche normative introdotte dalla 
legge n. 80 del 2006, che ha disposto l’obbligo dell’assistenza di un difensore anche per le 
procedure consensuali. 
Relativamente alle modalità di visita da parte dei genitori con cui i figli non convivono, la 
periodicità delle visite dipende dalle modalità di definizione della causa. Gli intervalli piø brevi, 
da due volte a settimana fino a tutti i giorni, sono disposti piø frequentemente nelle separazioni 
consensuali (complessivamente nel 74,4% delle cause) rispetto a quelle giudiziali (57,7%). 
Nel 2006 la casa dove la famiglia viveva prima del provvedimento del giudice è stata assegnata 
alla moglie nel 58% delle separazioni (66,3% se l’affidamento è condiviso), al marito nel 
21,1% e a nessuno dei due circa nel 19%, in quanto entrambi i coniugi sono andati a vivere 
altrove, ossia in abitazioni autonome e distinte. 
Relativamente ai provvedimenti economici per i figli, nella quasi totalità delle separazioni e dei 
divorzi con figli minori è il padre l’unico soggetto erogatore (94,5%) dell’assegno per il loro 
mantenimento. 
Un aspetto che accomuna le diverse realtà europee nella famiglia riguarda le caratteristiche dei 
nuclei monogenitoriali derivanti dalla separazione (Scabini Cigoli 2000, p. 200). Si tratta in 
genere di famiglie di piccole dimensioni, a guida materna, dato che il collocamento presso il 
padre, quasi inesistente per bambini da zero a quattro anni, cresce solo leggermente con 
l’aumentare dell’età del bambino. 
E’ necessario rilevare una atipicità dell’Italia e di alcuni paesi dell’Europa meridionale per 
quanto riguarda l’evoluzione della famiglia dopo la separazione. Qui i nuclei monogenitoriali 
separati rappresentano una condizione familiare stabile, piuttosto che una fase di passaggio da 
un matrimonio all’altro. Essi non sfociano cioè col tempo in seconde nozze. 
Se questa tendenza a non fare piø famiglia dopo una esperienza andata male fa sì che questa 
forma familiare non si trasformi nel reticolo, a volte assai complicato, della step-families, essa 
non è tuttavia esente da difficoltà. Se nelle step-families il problema sembra essere infatti quello 
della sovrapposizione di piø figure paterne, nei nuclei monogenitoriali il pericolo è quello 
opposto dell’assenza o della latitanza della figura paterna. In entrambi i casi rileviamo uno 
10 
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Informazioni tesi

  Autore: Maria Gandini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Gian Luca Barbieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

affido condiviso
clirim fejzo e vyosa demcolli
conflitto familiare
diritto e psicologia
fasi della separazione
legge 54/2006
madre malevola
mediazione familiare
mobbing genitoriale
omicidio reggio emilia clirim e vyosa
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ruolo del giudice nel conflitto coniugale
separazione - patologie dei figli
separazione - patologie dei genitori

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