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Gli arditi: dal fronte alla politica (1917-1923)

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citato ordine di battaglia, mentre lo scarso interesse per la specialità è attestato dalla continua variazione delle denominazioni dei reparti, indicati ora con cifre arabe ora con cifre romane» 2 Fra le fonti, da cui è possibile trarre le maggiori informazioni sul periodo bellico, vi è sicuramente il libro dell’ex ufficiale degli arditi Salvatore Farina “Le truppe d'assalto italiane”, edito nel 1938, che non si limita a ricordi personali ma approfondisce, in modo particolareggiato ed esauriente, tutti gli aspetti militari delle truppe d'assalto - dall’addestramento, alle armi, alle tattiche, alle principali battaglie. Per quanto i libri e le memorie personali sull'arditismo, pubblicate negli anni 1920-’30, tendano per lo più ad essere elogiative ed autocelebrative, sono storicamente utili perché forniscono uno sguardo d’insieme sia sulle componenti ideologiche e morali degli arditi in guerra, sia sulla vita militare, talvolta con la ricostruzione degli scontri bellici, letti direttamente dal punto di vista delle truppe. È importante ricordare che la maggior parte di tali opere sono state scritte negli anni del fascismo imperante e, per lo più, redatte da figure di riferimento del regime che avevano, quindi, interesse a mostrare legami indissolubili e di continuità fra arditismo, fascismo delle origini e fascismo di governo. Continuità già ampiamente perseguita dal regime, mediante l’appropriazione dei miti e dei simboli dell’arditismo. Per quanto tali pubblicazioni tendano, quindi, ad esaltare la superiorità militare e morale delle truppe d’assalto, i filoni narrativi possono essere ricondotti a tre indirizzi principali. Il primo è quello politico-ideologico, con una vera e propria apologia dell’ardito, sviluppato da autori, per lo più legati al movimento futurista, quali Mario Carli 3 , Ferruccio Vecchi, Tommaso Marinetti 4 , Paolo Giudici 5 ; il secondo è rappresentato da autori quali, Dante Mazzucato, padre Giuliani, Gianni Corsaro che, all’interno di un racconto prevalentemente autobiografico, tendono ad evidenziarne la vena patriottica di 2 Giorgio Rochat, Gli arditi della grande guerra. Origini, battaglie e miti, Gorizia, Leg, 2017, p. 16. 3 «L’Ardito, il futurista della guerra, l’avanguardia scapigliata e pronta a tutto, alleggerita, agilizzata, sfrenata, la forza gaia dei vent’anni che scaglia le bombe fischiettando i ricordi del Varietà. Si era finalmente trovato il tipo di soldato nostro, assolutamente nostro, diverso dal bersagliere, dall’alpino, dallo zuavo francese, dal pattugliere tedesco, dall’assaltatore austriaco, e adatto alle imprese più inverosimili, alle audacie più incredibili, alle avventure individuali che toccavano il fantastico e il leggendario». Ed ancora «L’Ardito è agile, veloce, impetuoso e odia tutto ciò che è lento, stanco, sfiduciato, pesante». Carli Mario, Noi Arditi, Milano, Facchi Editore, 1919, pp. 6, 36. 4 In appendice (documento 1) è riportato il Manifesto dell’ardito futurista redatto da Marinetti. 5 «Tutto si disse di noi né ci mancò la lode. […] Fummo vilipesi ed esaltati, odiati ed amati, invidiati e rispettati; ma nessuno fissò a lungo gli sguardi della mente nella profondità dell’anima nostra; chi tentò di studiarci e di conoscerci e di giudicarci non vi riuscì; nessuno seppe e sa chi noi siamo, chi noi fummo. Nessuno. […] Chi siamo e chi fummo solo noi possiamo saperlo; possono saperlo solo coloro che con noi ebbero comunanza di vita,di fede, di ideali. Agli altri è soltanto possibile giudicare le nostre azioni di guerra e il giudizio, per noi, non può essere che assolutamente lusinghiero». Paolo Giudici, Fiamme Nere, Firenze, Lecconi, 1920, p. 9 4
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Gli arditi: dal fronte alla politica (1917-1923)

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Nepi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: STORIA
  Corso: STORIA
  Relatore: Roberto  Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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grande guerra
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