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I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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Anteprima della tesi: I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro, Pagina 7
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1.3. Gli anni Sessanta e le prime leggi  sul lavoro atipico 
 
All’inizio degli anni Sessanta l’Italia è in pieno miracolo economico: si 
festeggia il centenario dell’Unità del Paese e il consumo diventa, come la 
produzione, di massa. Accornero (1997) definisce questo il “decennio operaio”, 
anche se proprio in questi anni la percentuale di occupati nell’industria perde il 
primato sul totale, superata del numero di impiegati nel terziario. Il mercato si 
avvicina al pieno impiego, mentre ricchezza e sviluppo migliorano la vita, ma 
non la qualità del lavoro. La vita fuori dal luogo di lavoro compensa quella 
dentro, l’ergonomia stenta ad affermarsi come scienza utile al mondo del 
lavoro. Dall’altra parte del pianeta si sviluppa il modello Toyota, che, al 
contrario del modello taylor-fordista, punta tutto sulla produzione snella, just in 
time, e sulla qualità totale. Un altro aspetto essenziale è l’ingresso delle donne 
nel mondo del lavoro, anche se limitatamente ad alcuni settori storicamente 
femminili, come i servizi e il lavoro impiegatizio.  Nella maggioranza dei casi, 
però, permane una rigida divisione dei ruoli: uno stipendio per famiglia, portato 
dal marito, mentre la moglie rimane generalmente casalinga. 
I grandi cambiamenti sociali e l’economia forte spingono il legislatore a 
prendere una posizione netta rispetto al lavoro atipico. Il decennio si apre infatti 
con una legge che resterà in vigore quasi fino ai giorni nostri: la 1369/23 
ottobre 1960, sul divieto di intermediazione e interposizione nell'impiego dei 
lavoratori nell'appalto di manodopera. Il governo Fanfani, sostenuto dalla D.C., 
con questa legge si prepone l’obiettivo di contenere e regolare il fenomeno del 
decentramento e del precariato. Riguardo al primo punto, l’obiettivo è quello di 
impedire il decentramento “fittizio” e di disincentivare quello “genuino” (Carinci 
et al. 1998), da un lato ampliando il divieto, dall’altro rendendo più oneroso il 
ricorso all’appalto d’opera. Sull’onda di quanto già sancito dal codice civile, 
infatti, è fatto divieto di “affidare in appalto  […] o in qualsiasi altra forma 
l’esecuzione di mere prestazioni di lavoro mediante l’impiego e la manodopera 
assunta e retribuita dall’appaltatore o dall’intermediario, qualunque sia la natura 
dell’opera o del servizio cui le prestazioni si riferiscono”
1
. Questo non significa 
vietare l’appalto in assoluto, ma proibire lo “pseudo-appalto”, correntemente 
indicato con il termine di somministrazione, in cui manca il requisito  essenziale 
                                            
1
 Art 1, comma 1 legge 1369/23 ottobre 1960 

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I lavoratori in prestito: uno studio sui nuovi contratti di lavoro

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Forino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Silvia Gherardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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