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I mille volti del privato sullo schermo: tendenze ed apparenze nella programmazione televisiva

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Anteprima della tesi: I mille volti del privato sullo schermo: tendenze ed apparenze nella programmazione televisiva, Pagina 12
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   Leggiamo queste brevi note; nella loro “cruda” sintesi, esse valgono più di ogni 
ulteriore commento al riguardo:  
 
“L'audience è un concetto del tutto ideologico, che ha ben poco a che vedere con ciò che gli spettatori 
fanno, o con il modo in cui sono interpellati. Agli organismi di telediffusione non interessano gli 
«spettatori», ma l'«audience» Gli spettatori sono individui, sono persone che utilizzano la Tv nei loro 
contesti sociali domestici o di gruppo. Gli spettatori sono quelle rare persone che presentano reclami, o 
che scrivono ai programmatori o ai quotidiani [..]. Al contrario le audience non possiedono queste 
caratteristiche irritanti. Le audience sono aggregati voluminosi creati dalla ricerca statistica. Non hanno 
voce, e, soprattutto[...] non usano la Tv, la guardano e la consumano. Le emittenti televisive non cercano 
spettatori, cercano audience”.  (20)  
 
   L'enfasi del passaggio non deve, tuttavia, indurci alla semplice equazione “Tv 
pubblica cerca spettatori” come “Tv privata cerca audience”. Sebbene la filosofia di 
base dei duellanti sia differente (ma è ancora vero, poi?) esiste una fondamentale 
identità che tende spesso ad essere celata: entrambi concepiscono una visione 
strumentale del pubblico come “oggetto da conquistare”, entrambi, insomma, cercano 
audience. La cosiddetta guerra del palinsesto per la conquista del prime time (e in 
seguito anche del day time) ne è una dimostrazione evidente: si combatte a colpi di 
share e il responso delle battaglie di ogni giorno è decretato dall' Auditel.(21)  
   Ma torniamo all'oggetto del contendere: il nostro spettatore neotelevisivo. In che cosa 
si sostanzia il nuovo “patto di fiducia” stretto con il mezzo televisivo? O, per dirla più 
bruscamente, quali innovazioni strategiche hanno introdotto le emittenti neotelevisive 
per “agganciarlo” e “tenerlo” il più a lungo possibile legato alle proprie reti? 
   A livello “tecnico”, la prima novità è costituita dalla trasformazione dei palinsesti. 
Quella che era la rigida scansione dei programmi della paleotelevisione (a blocchi 
definiti nel corso della giornata e ad appuntamenti ricorrenti sull'arco della settimana) 
viene sostituita da un modello di palinsesto organizzato in continuità, un flusso 
ininterrotto di immagini e suoni che scorre per tutte le 24 ore; esattamente quello che 
aveva descritto alcuni anni prima R. Williams a proposito della Tv americana: 
 
“L'offerta televisiva non è, secondo gli schemi ormai superati, un programma composto da unità singole 
con determinate inserzioni pubblicitarie, ma un flusso pianificato, in cui la sequenza effettiva non è quella 
dell'orario dei programmi pubblicato dai giornali, ma quella stessa trasformata dall'inclusione di un altro 
tipo di sequenza, in modo tale che l'una e l'altra, insieme, compongono il flusso effettivo della 
programmazione, il vero broadcasting”. (22) 
 
   Con la logica del flusso palinsestuale, la neotelevisione crea dunque il modo più 
efficace per occupare tutte le ore di trasmissione e massimizzare gli ascolti: costruisce 
percorsi di visione che funzionano come monadi di un ipertesto, ciascuna fruibile per se 
stessa (con il suo programma, la sua pubblicità, il suo promo...). Ogni minuto del nostro 
tempo sociale è così coperto dal “tempo televisivo”, in ogni istante in cui accendiamo il 
video veniamo catturati dal flusso della rete, tanto che:  
 
“L'esperienza diffusa, anche se ammessa malvolentieri, [è] di non riuscire a spegnere la televisione.[...]. 
Veniamo catapultati dentro un altro programma prima di riuscire a trovare l'energia necessaria ad alzarci 
dalla poltrona e molti programmi sono pensati per questo: catturare subito l'attenzione con la reiterata 
promessa che vedremo qualcosa di emozionante, se rimarremo di fronte allo schermo”. (23) 
                                                        
    Come abbiamo visto, ora non occorre nemmeno più alzarsi dalla poltrona: la Tv è al 
nostro servizio e ce lo conferma mettendoci in mano il suo ultimo ritrovato tecnologico, 
l’insostituibile telecomando.   
 
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Informazioni tesi

  Autore: Luciana Ridolfi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Giovanni Boccia Artieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

FAQ

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Parole chiave

privato
tendenze televisive
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