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I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio

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Anteprima della tesi: I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio, Pagina 3
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a conoscenza della nazione (Autorità di governo, famiglie dei dispersi e, più in 
generale, la pubblica opinione) la dolorosa verità solo ad essi nota, ma si 
allinearono pedissequamente ed acriticamente alla linea del silenzio di Mosca. 
Se il PCI tacque, anche i governi di unità nazionale ebbero sul problema 
dei dispersi ARMIR un atteggiamento particolarmente cauto e sostanzialmente 
pragmatico dettato dalla volontà di preservare - al di là delle contrapposizioni 
partitiche - la loro coesione e ciò a ragione forse dei pesanti obblighi che 
sarebbero derivati all’Italia dal trattato di pace (obblighi che l’URSS avrebbe 
potuto contribuire ad alleviare) nonché dalla consapevolezza di dover affrontare 
importanti scadenze nazionali (pronuncia istituzionale e Assemblea Costituente). 
Per tali ragioni se da un lato i governi di unità nazionale sembrarono accogliere le 
istanze avanzate dalle famiglie e dall’opinione pubblica sulla sorte dei dispersi 
dell’ARMIR, nei fatti evitarono che tali istanze si riverberassero nei rapporti con 
l’URSS (e con il PCI) e, conseguentemente, relegarono il problema dei dispersi in 
ambito diplomatico e, dove ciò non fu possibile, non esitarono a ricorrere al 
silenzio, come nel novembre 1944, allorché il capo del governo Bonomi occultò al 
Paese la notizia importantissima quanto dolorosissima che in URSS era rimasto in 
vita un numero esiguo di prigionieri militari italiani. Quanto già noto al governo 
Bonomi trovò conferma con il rimpatrio negli anni 1945-1946 di poco più di 
10.000 reduci ARMIR e con la dichiarazione ufficiale del governo sovietico che 
in URSS non vi erano più prigionieri militari italiani, eccetto poche decine 
trattenuti perché sospettati di crimini di guerra. Se il limitato numero di prigionieri 
ARMIR restituito non ebbe immediate conseguenze nei rapporti italo-sovietici né 
ripercussioni nella compagine governativa, ne ebbe invece a livello di pubblica 

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I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio

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Informazioni tesi

  Autore: Daniel Cherubini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Storia dell'Europa Orientale
  Relatore: Relatore: PROF. Francesco Guida; Correlatrice: PROF.SSA Maria Teresa Giusti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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