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I servizi bibliotecari interculturali. Uno sguardo generale e la situazione dell'Emilia-Romagna

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Anteprima della tesi: I servizi bibliotecari interculturali. Uno sguardo generale e la situazione dell'Emilia-Romagna, Pagina 6
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-  La distribuzione geografica sul territorio nazionale: gli immigrati, presenti soprattutto nelle 
regioni del Centro-Nord, non risiedono soltanto nelle grandi città, ma anche, e soprattutto, nei 
piccoli centri (contrariamente a quanto succede generalmente in Europa). 
- La presenza di minori stranieri in tutti gli ordini di scuola: l‟inserimento di alunni stranieri 
nelle classi del primo ciclo è ormai un fatto ordinario, mentre l‟ingresso nell‟istruzione superiore è 
più recente e ha rappresentato un‟importante novità. 
- I livelli di scolarità degli immigrati, inaspettatamente piuttosto alti e generalmente perfino 
superiori rispetto a quelli della popolazione autoctona. 
- I percorsi scolastici effettuati nel paese d‟origine, in genere in maniera regolare e ad un 
livello adeguato, per quanto riguarda sia adulti che minori. 
 
1.2 Modelli di integrazione 
Il concetto di integrazione degli immigrati è stato e viene tuttora interpretato e tradotto 
operativamente in diversi modi. Graziella Favaro
8
 individua tre principali modelli (senza prendere 
in considerazione quelle situazioni di convivenza di autoctoni e immigrati in cui si percorre la 
strada della separazione netta tra le due categorie, e in cui la presenza straniera è considerata come 
provvisoria), che trovano un‟applicazione abbastanza coerente in paesi diversi.  
Il primo, adottato ad esempio dalla Gran Bretagna, si può definire integrazione multiculturale ed è 
caratterizzato dall‟aperto riconoscimento del valore dei diversi apporti culturali delle minoranze. Le 
critiche rivolte a tale modello di integrazione lo accusano di attribuire un eccessivo protagonismo 
alle comunità e di irrigidire così i confini e le differenze.  
Il secondo, tipico della Francia, è quello dell‟integrazione in-differente o assimilazione, e mira a 
garantire uguaglianza di diritti e doveri per tutti i cittadini (si parla di individui, non di gruppi 
comunitari), relegando nel contempo le differenze culturali alla sfera del privato, al di fuori dello 
spazio pubblico. Il punto debole di tale modello di integrazione consiste nella sottesa concezione di 
superiorità della cultura ospitante, alla quale gli immigrati si dovrebbero adeguare, e nella volontà 
di rendere di fatto invisibili le differenze (o tutt‟al più lasciarle sopravvivere come “folklore”).  
Il terzo modello, dell‟integrazione interculturale, è una sintesi degli aspetti migliori dei precedenti: 
riconosce i diritti e i doveri dei singoli, evitando così i rischi del comunitarismo, ma anche il valore 
dello scambio e della contaminazione tra culture diverse, culture considerate appunto non come 
entità rigide e impermeabili, ma come risultati di relazioni e stratificazioni. La centralità del prefisso 
inter- sottolinea appunto questa concezione di culture come sistemi aperti, come è spiegato 
                                                           
8
 Ivi, p. 32.
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Arruzzolo
  Tipo: Tesi di Master
Master in Transculturale-multietnico nel campo della salute, del sociale e del welfare
Anno: 2010
Docente/Relatore: Adriana Querzè
Istituito da: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

FAQ

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