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Il cinema e l'impatto del terrorismo sulla società italiana. Alcune ipotesi storiografiche sulla svolta degli anni Ottanta

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storiografico dell’utilizzo del cinema come fonte storica è proprio perché ho creduto 
possibile leggere un corpus scelto di film come luogo di deposito di una memoria di 
quel periodo diversa da quella normalmente discussa, dove si può nascondere la 
possibilità di tornare ad interrogarsi su quel periodo armati di un punto di vista altro, 
che nelle immagini viste sullo schermo trovi la propria legittimità e la sua ragion 
d’essere. 
Ed è dunque sempre una ragione privata ad avermi indirizzato a questa ricerca, 
nel tentativo di capire questo presente ancora confuso andandone a ricercare le radici non 
troppo lontano, nelle immagini di vent’anni fa, o meglio, in alcune delle immagini 
che di quel passato adesso ci restano. Il cinema, dunque, innanzitutto come 
emozione che fa rivivere anni che non ho visto, che li riporta alla luce. Il cinema, a 
grandi linee, come luogo di memoria, dove la memoria di un presente che si fa passato nel 
suo scorrere può fermarsi fra un’immagine e l’altra, e quindi depositarsi, stratificarsi. Il cinema 
come possibilità (virtuale) di far rivivere la memoria di quel presente sfuggente, come possibilità di 
prenderne possesso, di farla oggetto d’indagine e di ricerca. 
All’inizio della ricerca, quindi, ho ricercato e guardato tutti i film che in un 
modo o in un altro includevano il problema del terrorismo nelle loro immagini
1
. 
Nella carenza, da molti lamentata, di film italiani sul fenomeno ‘terrorismo’
2
, quattro 
film hanno colpito, più degli altri, la mia attenzione: sono La tragedia di un uomo 
ridicolo di Bernardo Bertolucci, Tre fratelli di Francesco Rosi, Colpire al cuore di Gianni 
Amelio e Segreti segreti di Giuseppe Bertolucci. Sono questi, del resto, i pochi titoli 
che in diversi segnalano come i più significativi sugli ‘anni di piombo’, senza però 
mai spiegare il motivo di questa loro presunta rilevanza
3
. E’ indubbio che questi 
                                                           
1
 O quanto meno tutti quelli reperibili, poiché non tutti purtroppo lo sono. Per una retrospettiva 
completa, si veda la filmografia. 
2
 Si veda Miccichè 1998a, ad esempio la citazione riportata oltre. Anche Brunetta 1995, e Di 
Gianmatteo 1994 sono tendenzialmente dello stesso parere: il terrorismo al cinema, al cinema 
italiano, è stato fatto vedere poco e male. Non sta certo a me proporre una tesi forte contraria a 
questa, che in parte non mi può non trovare d’accordo; si tratterà però di andare a vedere cosa 
si possa ugualmente scoprire analizzando questi pochi film, o meglio una piccola parte di essi, 
inserendoli proprio nell’orizzonte cupo di quegli anni, per vedere come e perché ci possano 
aiutare a ricostruire una contro-storia di quegli anni. 
3
 Cosi Di Gianmatteo, che dopo aver scritto che “la materia del terrorismo non trova vera 
udienza presso il cinema, lo sfiora qualche volta e subito lo abbandona”, cita proprio questi titoli 
(più altri), ma per concludere poi che anche in questi film il problema viene solo accennato, mai 
compreso. “Affiorante di rado nel cinema di questi anni, inserito in storie di varia natura e 
consistenza, un tema cruciale come il terrorismo mostra in maniera (culturalmente) inquietante 
quanto sia fragile il tessuto del cinema italiano quanto riesca difficile ai suoi registi e ai suoi 
generi estrarre buona materia di racconto dal mondo che li circonda”. Di Gianmatteo 1994: 354. 
Numerosi sono anche i riferimenti incrociati fra questi quattro film nelle critiche del tempo, alle 

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Cecchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Alberto Tovaglieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 335

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