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Il danno da demansionamento

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Anteprima della tesi: Il danno da demansionamento, Pagina 3
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2. Il danno da demansionamento: Cassazione civile, sezione lavoro, 27 
giugno 2005, n. 13719. 
 
In data 27 giugno 2005, con la sentenza n. 13719 la Corte di Cassazione ha 
statuito relativamente ad un caso di danno da demansionamento. 
Antonio A. e altri dipendenti della società Caremar, operai specializzati 
addetti all’officina navale, in seguito ad una riorganizzazione aziendale 
erano stati destinati a mansioni di addetti al controllo dell’imbarco e dello 
sbarco delle autovetture, con il compito di provvedere all’incollonnamento e 
di dare informazioni ai passeggeri; la retribuzione era rimasta invariata. 
I lavoratori si sono rivolti al Pretore di Napoli sostenendo che la società si 
era resa responsabile di violazione dell’art. 2103 c.c. in quanto aveva 
assegnato loro mansioni dequalificanti. Essi avevano chiesto la restituzione 
delle mansioni in precedenza svolte e la condanna dell’azienda al 
risarcimento del danno. L’azienda si era difesa sostenendo che il mutamento 
di mansioni era stato reso necessario dalla chiusura dell’officina cui i 
lavoratori erano addetti e che comunque le nuove mansioni erano 
corrispondenti, in base al contratto collettivo, al loro livello di 
inquadramento. 
Sia il Pretore che la Corte d’Appello di Napoli hanno ravvisato 
un’illegittima dequalificazione e hanno condannato l’azienda al risarcimento 
del danno. In particolare la Corte d’Appello ha rilevato che la minore 
qualificazione delle nuove mansioni rispetto alle precedenti mansioni 
effettivamente svolte era evidente, trattandosi di incolonnare le autovetture e 
di dare informazioni ai passeggeri e non più di applicare conoscenze 
tecniche come operai specializzati, con danno patrimoniale indiretto, 
consistente nella perdita di capacità professionale. 
La Corte ha inoltre rilevato che la dequalificazione ai fini della salvaguardia 
dell’occupazione può essere ritenuta legittima solo se concordata, mentre 
nel caso in esame era stata decisa unilateralmente dal datore di lavoro. 
La Caremar ha proposto ricorso per Cassazione censurando la sentenza della 
Corte di Napoli per violazione dell’art. 2103 c.c. e per vizi di motivazione, 
rilevando tra l’altro che le nuove mansioni rientravano tra quelle previste dal 
contratto collettivo del lavoro per la qualifica dei lavoratori e che comunque 
il mutamento era stato reso necessario da oggettive necessità organizzative e 
dalla necessità di tutelare l’occupazione. 
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Essa ha richiamato la sua 
giurisprudenza secondo cui, al fine di accertare se sia stato rispettato l’art. 
2103 c.c., non è sufficiente il riferimento al livello astratto di categoria, ma è 
necessario accertare che le nuove mansioni siano aderenti alla specifica 
competenza del dipendente e consentano il mantenimento o l’accrescimento 
delle qualità professionali. 

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Il danno da demansionamento

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Informazioni tesi

  Autore: Nino Falcone
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Fausta Guarriello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

FAQ

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demansionamenti
demansionamento lavoratore
mobbing

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