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Il debito pubblico in Italia: dall'unificazione alla crisi dei debiti sovrani

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Anteprima della tesi: Il debito pubblico in Italia: dall'unificazione alla crisi dei debiti sovrani, Pagina 4
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Quando si parla di debito pubblico, spesso chiamato anche debito sovrano, ci si riferisce al debito che uno 
Stato ha contratto nei confronti di altri soggetti economici come individui, imprese, banche o altri Stati: vi 
possono dunque essere sottoscrittori del debito pubblico nazionali, in questo caso si parla di debito interno, 
ma anche creditori provenienti dall’estero che sottoscrivono il cosiddetto debito estero. Tutti questi soggetti 
economici hanno in comune il fatto di aver acquistato obbligazioni o titoli del debito pubblico (in Italia BOT, 
BTP, CCT, CTZ…) che lo Stato ha collocato sul mercato per poter reperire le risorse economiche necessarie 
a finanziare un disavanzo che si è creato nel bilancio pubblico. Appare chiaro quindi come non si possa 
parlare di debito pubblico senza fare riferimento ad un deficit del bilancio pubblico: un primo passo per 
comprendere la natura del debito sovrano è dunque quello di analizzare, in maniera sintetica, quella che è la 
struttura del bilancio pubblico. 
Il bilancio di uno Stato: 
Il bilancio pubblico è il bilancio delle cosiddette amministrazioni pubbliche, costituite dalle amministrazioni 
dello Stato, dalle amministrazioni degli enti locali e dagli enti di previdenza sociale. Come qualsiasi bilancio, 
anche quello dello Stato prevede delle voci in uscita e altre in entrata.  
Le uscite dello Stato coincidono con la spesa pubblica, all’interno della quale è possibile individuare due 
principali categorie: la spesa pubblica corrente e la spesa per investimenti pubblici. A sua volta la spesa 
corrente può essere suddivisa in due ulteriori componenti: la spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi e 
la spesa per trasferimenti pubblici. Esempi di spesa pubblica corrente per l’acquisto di beni sono l’acquisto di 
farmaci per gli ospedali o del materiale di cancelleria per scuole ed uffici pubblici; la spesa pubblica per 
l’acquisto di servizi, invece, oltre ad annoverare i pagamenti per le forniture telefoniche, di elettricità e di 
riscaldamento, comprende anche l’acquisto dei servizi di lavoro prestati dai dipendenti pubblici, cioè le spese 
per il personale (ad esempio medici del servizio sanitario nazionale, insegnanti, forze dell’ordine ecc.…). La 
spesa corrente per trasferimenti è costituita da tutti quei pagamenti effettuati dallo Stato nei confronti di 
famiglie o imprese, senza che le amministrazioni pubbliche ricevano nulla in cambio: la voce più importante 
delle spese per trasferimenti è costituita dalle cosiddette prestazioni sociali, in particolare le pensioni. Visto il 
costante aumento del debito pubblico a cui il nostro paese è andato incontro in questi ultimi anni, è bene 
sottolineare il fatto che rientrano nelle spese per trasferimenti anche gli interessi sul debito pubblico, cioè gli 
interessi che lo Stato deve pagare periodicamente ai detentori dei titoli pubblici emessi fino ad ora. In Italia 
la spesa corrente, ripartita per metà in spesa per beni e servizi e per l’altra metà in spesa per trasferimenti, 
costituisce la fetta più grande della spesa pubblica ammontando infatti a circa il 93% del totale. Quando si 
parla di spesa per investimenti pubblici, ci si riferisce ad esempio alla spesa per la costruzione di opere 
pubbliche come strade, ferrovie, aeroporti, infrastrutture sanitarie e scolastiche, cioè la parte di spesa 
pubblica destinata ad aumentare la dotazione dello Stato di beni durevoli; in Italia, attualmente, la spesa per 
investimenti, pur comprendendovi anche i contributi ad investimenti privati, rappresenta una parte molto 
piccola, inferiore al 7%, della spesa pubblica totale. 
Per quanto riguarda le entrate del bilancio statale le principali sono costituite dalle imposte, dai contributi 
sociali e dalle entrate in conto capitale. Le imposte, che rappresentano oltre il 60% delle entrate pubbliche, si 
distinguono in imposte dirette, cioè pagate in base al reddito delle persone fisiche e giuridiche, ed imposte 
indirette, pagate, invece, sulla produzione e il consumo di determinate categorie di beni e servizi: tra queste 
ultime, la più importante e nota è senza dubbio l’Imposta sul valore aggiunto o IVA. Storicamente il gettito 
derivante dalle imposte indirette in Italia ha sempre superato le entrate da imposte dirette: questa tendenza, 
tuttavia, si è invertita a partire  dal 2007, anno in cui le entrate da imposte dirette hanno iniziato a superare 
quelle provenienti dalle imposte indirette. I contributi sociali, pagati prevalentemente dai datori di lavoro e in 
misura minore dai lavoratori, hanno come fine quello di finanziare il sistema di sicurezza sociale: essi 
rappresentano circa il 30% delle entrate pubbliche totali. Il restante 10% è costituito dalle entrate in conto 
capitale, ovvero tutte quelle entrate che provengono dall’alienazione del patrimonio pubblico.

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Il debito pubblico in Italia: dall'unificazione alla crisi dei debiti sovrani

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Rovereti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Carlotta Berti Ceroni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 37

FAQ

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