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Il diafano del segno (a partire da Les Immateriaux di J.-F. Lyotard)

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Anteprima della tesi: Il diafano del segno (a partire da Les Immateriaux di J.-F. Lyotard), Pagina 6
 7
combatte con la tra(n)sparenza dell’opaco, con la presa d’atto del velo del vero
30
 nel 
nostro rapporto con il mondo e con il nostro corpo: lui appartiene a me ed io a lui secondo 
una tra(n)sparenza a rimando che proprio nella relazione si fa opaca perché 
plurinterpretabile in quanto segnica e circolare.  
 Il soggetto non è trasparente a se stesso: l’autorapportarsi del soggetto, che è quello 
di un segno con se stesso
31
, ricorda l’immagine degli specchi prospicienti merleau-pontiani 
dai quali si sviluppano due serie indefinite di immagini a matriosca che non appartengono 
più a se stesse e neanche alle superfici che le hanno generate
32
, “di modo che il vedente, 
essendo preso in ciò che vede, vede ancora se stesso”
33
 in una struttura a rimando che è 
quella di una semiosi infinita. Immaterialità e trasparenza invocano l’opaco proprio perché 
l’atto di vedere-attraverso invoca l’immagine di una superficie di passaggio attraverso cui 
tra(n)sparire, cioè apparire e scomparire senza soluzione di continuità, il che ha 
dell’immateriale.  
 Il panoptismo postmoderno piega la trasparenza metafisica dei segni e della tecnica 
al bisogno di omeostasia del sistema, per esempio con le camere a circuito chiuso come 
tentativo di incarnare lo sguardo panoramico di un individuo kosmotheoros, cioè di Dio: le 
camere di sorveglianza rompono la tra(n)sparenza a rimando del soggetto con sé e con gli 
altri, privilegiando uno sguardo globale trasparente solo a se stesso e perciò idealizzabile 
e temibile anche se non ci fosse
34
. Ma la trasparenza-in-sé del segno-telecamera si carica 
dell’opacità con la quale i soggetti la percepiscono proprio perché rompe quella 
reversibilità tra vedente e visibile che caratterizza il nostro essere al mondo. 
 E’ nel postmoderno che bisogna cercare l’alternativa alla trasparenza metafisica nella 
tra(n)sparenza mossa e diveniente come passaggio da qualcosa a qualcos’altro attraverso 
un mezzo, secondo una struttura comunicativa nella quale l’idea di sostanza è sostituita 
da quella di segno. In assenza dei propri garanti metafisici è infatti il segno a  farsi carico 
del dissidio sul reale il quale, da referente certo e oggettivabile, diventa realtà da creare 
soprattutto oggi che l’implementare di segni tecnologici e immateriali, scevri di referente 
                                                 
30
 “Non crediamo più che la verità rimanga verità se le si toglie il suo velo” (Nietzsche, La gaia scienza, in 
Opere di Friedrich Nietzsche, a cura di G. Colli e M. Montanari, vol. V, t. II, Adelphi, Milano 1965, p. 19).  
31
 “Nessun locutore parla se non facendosi anticipatamente allocutore, sia pur di se stesso, perché con un 
sol gesto egli chiude il circuito del suo rapporto a sé e quello del suo rapporto agli altri, e 
contemporaneamente, si istituisce anche delocutore, parola di cui si parla” (M. Merleau-Ponty, Il visibile e 
l’invisibile, nuova edizione italiana a cura di M. Carbone, Bompiani, Milano 1993, p. 169, cit. da J.-F. Lyotard, 
La philosophie et la peinture à l’ère de leur expérimentation, Rivista di Estetica, n. 9, 1981, cit. da M. 
Carbone, Il sensibile e l’eccedente.Mondo estetico, arte, pensiero, op. cit., p. 64).    
32
 Cfr. M. Merleau-Ponty, Il visibile e l’invisibile, op. cit., p. 155.  
33
 Ibidem. 
34
 Se anche nessun sorvegliante guardasse la telecamera che ci punta, noi non potremmo saperlo e ci 
sentiremmo comunque osservati. 
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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Andreoli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Mauro Carbone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

FAQ

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