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Il dilemma energetico italiano: dalla ricostruzione post-bellica alla crisi degli anni '70

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1. UNA RINASCITA PIENA DI 
OPPORTUNITA’ DI ESPANSIONE 
 
L’Italia, dopo i difficili anni della ricostruzione dalle macerie causate dalla 
Seconda guerra Mondiale, riuscì, in poco tempo, a risollevarsi e a realizzare 
quell’incredibile crescita economica che la fece diventare una nazione 
protagonista in Europa e nel Mondo. Fu capace, in questi anni, di cogliere 
quelle opportunità di espansione e di sviluppo che in passato, e purtroppo 
anche in futuro, non era riuscita a raggiungere. 
Vari elementi concorsero a determinare il boom economico, che durò fino a 
circa la metà degli anni ’60, consentendo al nostro paese di raggiungere livelli 
di reddito, ricchezza, qualità della vita ecc. simili a quelli dei paesi più 
avanzati. Da un punto di vista economico, la spinta decisiva per la 
trasformazione del paese, da prevalentemente agricolo ad industriale, derivò 
sia dall’apertura dei commerci esteri, che consentì di eliminare quelle 
strozzature alla concorrenza che avevano caratterizzato il periodo fascista, 
aprendo nuove possibilità di profitto per la fervida imprenditoria italiana, sia 
dalla ridefinizione del ruolo dello Stato in economia. Le Partecipazioni Statali, 
un retaggio del periodo precedente, non vennero smantellate sia per 
l’indisponibilità di capitale privato sufficiente a rilevarle, sia perché si affermò 
l’idea che esse potessero offrire, come successe realmente, un importante 
contributo allo sviluppo industriale in due direzioni: supplivano all’assenza di 
capitali privati e, al contempo, fungevano da stimolo nei suoi confronti. 
Il settore energetico italiano si trovò al centro di queste trasformazioni 
profonde. L’industria elettrica privata, nata all’inizi del secolo, si sviluppò 
tantissimo nel periodo fascista, sfruttando l’unica fonte presente 
abbondantemente nel nostro paese, l’idroelettrico, e la particolare 
composizione oligopolistica del mercato, dominato da poche società, tra le 
quali era presente anche l’IRI. Grazie agli aiuti americani del Piano Marshall, 
queste società cominciarono a diversificare le proprie fonti di produzione 
attraverso la costruzione di numerose e innovative centrali termoelettriche, 
alimentate a petrolio e carbone, che consentirono di ampliare la produzione 
per renderla adeguata all’esplosione della domanda energetica, causata dal 
boom economico. Il dibattito sulla nazionalizzazione di un settore strategico 
come quello energetico, iniziato alla fine del conflitto bellico, si trascinò, con 
alterne vicende, fino al 1962, anno della nascita dell’ENEL, un nuovo ente
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Informazioni tesi

  Autore: David Ballerini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Ambientale
  Relatore: Domenico Preti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

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Parole chiave

petrolio
politiche economiche
enrico mattei
energia nucleare
boom anni 60
capitalismo italiano
politiche energetiche
crisi petrolifera anni '70
aggiustamenti
trasformazioni aziendali

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