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Il dilemma energetico italiano: dalla ricostruzione post-bellica alla crisi degli anni '70

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pubblico che avrebbe dovuto superare, nelle intenzioni, quei limiti e quelle 
distorsioni causate dal monopolio delle società private. 
Parallelamente alla crescita dell’industria elettrica si diffuse, anche nel nostro 
paese, il rivoluzionario settore nucleare. Nonostante i ritardi iniziali e i 
paradossi che caratterizzarono l’avventura nucleare nel nostro paese, in poco 
meno di cinque anni l’Italia costruì ben 3 centrali, diventando il terzo paese al 
mondo per produzione nucleare. Un risultato incredibile considerando la 
complessa situazione che dovette affrontare il nucleare nel nostro paese. Era 
privo di una legislazione adeguata e di una politica che assecondasse il suo 
sviluppo e si trovò al centro del dibatto e dello scontro tra industria elettrica 
privata, interessata ovviamente a questo settore così stimolante, l’ENI di 
Mattei, che voleva ampliare le proprie competenze e attività, e il CNEN, 
ovvero il Comitato nazionale energia nucleare, l’ente pubblico, guidato da 
Ippolito, preposto alla ricerca e agli sviluppi nel settore nucleare. Questo 
scontro, reso ancora più aspro dal dibattito sulla nazionalizzazione elettrica, e 
la concorrenza tra le diverse fazioni in campo, consentì comunque di realizzare 
le prime centrali nucleari, aprendo la strada per lo sviluppo, nel nostro paese, 
di un settore tecnologicamente avanzato e innovativo, che avrebbe non solo 
ridotto la cronica dipendenza energetica dall’estero, ma anche dato un forte 
impulso all’industria nazionale. Con l’uscita di scena di Ippolito, ovvero di 
colui che più si era battuto non solo a favore del nucleare, ma anche per 
evitare la monocultura petrolifera, le speranze e le opportunità aperte dal 
nuovo settore furono stroncate. 
Intanto nel settore petrolifero, un nuovo ente statale, l’ENI, e il suo primo e 
più importante presidente, Mattei, cominciarono a muovere i primi passi nel 
mercato internazionale, chiuso e dominato da un cartello di grandi compagnie, 
quasi tutte americane, le famigerate 7 sorelle. La compagnia italiana, priva di 
importanti risorse nel proprio territorio, riuscì, grazie all’opera straordinaria di 
Mattei, a rompere questo predominio ed inserirsi nel ricco mercato petrolifero 
internazionale, stringendo accordi, realmente rivoluzionari, direttamente con i 
paesi produttori, anche con la nemica URSS. La sua politica aggressiva e 
l’influenza nei confronti della classe dirigente italiana, consentì a Mattei di 
realizzare obbiettivi e traguardi impensabili. Il suo scopo ultimo era quello di 
dotare il nostro paese di quelle risorse energetiche, a basso costo, necessarie 
per lo sviluppo industriale: l’indipendenza energetica e la differenziazione 
delle fonti di approvvigionamento erano quindi elementi fondamentali della 
sua strategia. La sua morte, nel 1962, pose fine a questa politica, che non 
venne perseguita dai suoi successori con la stessa combattività, anche se l’ENI 
divenne, comunque, una delle società più importati nel mondo. Mattei entrerà

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Informazioni tesi

  Autore: David Ballerini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Ambientale
  Relatore: Domenico Preti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

FAQ

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Parole chiave

petrolio
politiche economiche
enrico mattei
energia nucleare
boom anni 60
capitalismo italiano
politiche energetiche
crisi petrolifera anni '70
aggiustamenti
trasformazioni aziendali

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