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Il divorzio in Italia. I giuristi, la società e il dibattito politico nel XIX secolo

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Anteprima della tesi: Il divorzio in Italia. I giuristi, la società e il dibattito politico nel XIX secolo, Pagina 14
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     I  divorzisti  non  sono  nemici  del  matrimonio, ma  di  certi  suoi  
aspetti: ricordano  che  una  ragazza  non  si  sposa, ma “è  sposata”, i  
matrimoni  della  gente  di  qualità  sono  unioni  politiche  piuttosto  che  di  
simpatia. Tutti  gli  osservatori  sono  unanimi  nel  denunciare  la  terribile  
degradazione  dell’istituto  matrimoniale, tutti sono  d’accordo 
nell’affermare  che  tra gli  aristocratici  e  l’alta  borghesia   il  matrimonio  
non  è  che  una  farsa  immorale, mentre  è  considerato  più  seriamente  
dalla  classe  rurale  e  dalla  piccola  borghesia  artigianale  e  commerciale.  
L’Ancien  Regime  non  conosce  che  l’autorità, la  rigidità  dei  principi, e 
quelli  del  matrimonio  sono  i  più  forti. L’autorità  suprema  è  la  Chiesa.  
La  definizione  del  matrimonio  è  inclusa  nel  catechismo  del  Concilio  
di  Trento: “Il  matrimonio  è  l’unione  coniugale  dell’uomo  e  della  
donna  che  si  contrae  tra  due  persone  capaci  secondo  la  legge  e  che  
le  obbliga  di  vivere  inseparabilmente, cioè, in  una  perfetta  unione  l’una  
con  l’altra “.
2
Questa  visione  si  ritrova  anche  tra  i  giuristi  laici: Pothier  
parla  di  unione  perfetta  e  inviolabile. 
     Nel  Regno  di  Francia  il  divorzio  è  permesso  a  ebrei  e  protestanti, 
ma  non  ai  cattolici  che  sono  la  maggioranza  della  popolazione. A  
questi  ultimi  è  riservata  la  separazione  personale  che  è  ammessa  in  
caso  di  adulterio  della  donna  e  quando  la  coabitazione  mette  in  
pericolo  la  vita  di  uno  dei  coniugi. Oltre  alla  separazione, si  può  
ricorrere  all’annullamento  o  alle  lettres  de  cachet  che  sono  però  una  
forma  ignobile  di  separazione. 
                                                          
2
 Il  principio  della  indissolubilità  viene  sancito  l’11  novembre  1563. La  separazione  è  
ammessa  per  fornicazione, maltrattamenti  gravi, malattia  contagiosa, incompatibilità  
assoluta. In  caso  di  adulterio  e  di  delitto  carnale  contro  natura  la  separazione  è  
perpetua, negli  altri  casi  è  temporanea. Lo  scioglimento  del  vincolo  matrimoniale  si  
ammette  in  due  casi: professione  di  voti  di  un  coniuge  e  conversione  di  un  coniuge  
al  cristianesimo  qualora  al  momento  del  matrimonio  entrambi  fossero  stati  infedeli. 

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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Ricci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi Llacchè
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 268

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